Oggi vogliamo parlarvi di un progetto diverso dal solito. Vogliamo parlarvi del libro di Zeno Tullacia e della sua storia. Speriamo possa essere il libro giusto al momento giusto per tutti coloro che hanno bisogno di sentire determinate parole in momenti difficili della propria vita.
Mi chiamo Zeno Tullacia.
È uno pseudonimo, scelto per ricordare che questa storia non ha un solo volto. Il mio nome in copertina è un filtro; il volto vero è quello di chi affronta la malattia ogni giorno. Io presto la voce, ma le facce sono tante.
Per quanto riguarda le foto, la scelta è stata chiara fin dall’inizio ed è parte integrante del progetto editoriale. Già dalla quarta di copertina si percepisce che l’assenza del volto non è una mancanza, ma una scelta precisa. Non è riservatezza, è coerenza narrativa. Questo libro non vuole avere una faccia sola. Il volto è quello di chi legge in una sala d’attesa, di chi accompagna, di chi affronta una terapia. Mettere la mia fotografia avrebbe ristretto il campo; lasciarla fuori lo rende universale.
Ho vinto il concorso per la sala infusioni nasce da lì: da una diagnosi che non avevo chiesto e da una vita che non avevo nessuna intenzione di mollare. Scrivo per raccontare cosa accade quando la parola “futuro” smette di essere scontata — e diventa una scelta quotidiana.
1. Quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere davvero quando ho capito che rischiavo di non avere tutto il tempo che credevo. Prima annotavo pensieri. Poi ho iniziato a dar loro un senso.
2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
La necessità. La scrittura è stata un modo per non farmi definire solo da una cartella clinica. Dovevo rimettere ordine in qualcosa che di ordinato non aveva nulla.
3. Quando sei diventato scrittore?
Non so se si diventa “scrittore”. Forse lo si diventa quando qualcuno si riconosce in quello che scrivi e ti dice: “Hai raccontato anche me”.
4. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?
Ho scelto l’indipendenza per avere piena libertà di tono e contenuto. Un libro come questo, con il suo equilibrio tra ironia e verità cruda, doveva nascere senza filtri. Se un giorno un editore volesse rispettare il mio stile così com’è, potrei ascoltare. Ma non a qualsiasi costo.
5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
Quando scrivo per essere bravo mi fermo.
Quando scrivo per essere onesto, le parole tornano.
6. Perché hai deciso di diventare scrittore?
Non ho deciso di diventarlo. Ho deciso di non sprecare quello che stavo vivendo. E perché volevo lasciare a mia figlia qualcosa che non fossero solo fotografie.
7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Sono uno strumento, non un fine. Mi interessano se servono a far arrivare il messaggio a chi ne ha bisogno.
8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Parto dalla verità. I personaggi sono reali e nascono dalle relazioni. La trama segue il ritmo irregolare della vita: non cronologico, ma emotivo.
9. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
I personaggi. Senza di loro la malattia sarebbe solo un concetto. Con loro diventa esperienza.
10. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
Le leggo. Se sono oneste, le rispetto. Se cercano solo di colpire, le lascio andare. Questo libro non nasce per piacere a tutti. Nasce per essere utile a qualcuno.
11. Quale parte del tuo processo di scrittura è la più difficile?
Rileggere i capitoli più intensi. Scriverli fa male. Rileggerli fa ancora più male, perché sai che nulla è inventato.
12. Che consiglio dai ai nuovi autori?
Scrivete quello che vi spaventa. Se non vi mette in discussione, probabilmente non metterà in discussione nemmeno chi legge.
13. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Non chiederti se sei pronto. Chiediti se sei disposto a essere letto per quello che sei davvero.
14. Quanti libri hai scritto finora?
Uno. Ma dentro ce ne sono cento: rabbia, paura, amore, ironia, fede, stanchezza e tanta speranza.
15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
Questo, perché, oltre a essere l’unico, non ho potuto fingere.
16. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
Se ci sarà, parlerà ancora di verità, senza perdere la voce che ho trovato qui.
17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Il silenzio. E il pensiero che un giorno mia figlia potrebbe leggere queste pagine.
18. Quale autore famoso ritieni migliore?
Non nomino autori specifici, ma amo gli stili capaci di raccontare la realtà con leggerezza, ironia e verità, senza scadere nel melodramma o nella retorica. Quelli che lasciano al lettore lo spazio per sentire e riflettere.
19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Nella realtà. A volte è più assurda di qualunque invenzione.
20. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
Qualcosa bolle già in pentola, ma per ora preferisco non aggiungere altro. È un’idea che mi emoziona e, allo stesso tempo, mi mette soggezione.
Non so chi potrebbe interpretarmi, ma mi piacerebbe qualcuno capace di stare in silenzio senza recitare il dolore. Per mia figlia, invece, nessuna attrice: lei sarebbe insostituibile.
21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Sì. Senza proclami. Con gesti piccoli e quotidiani. È il sostegno più grande: la normalità.
22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Sì. Mi scrivono persone malate, familiari, amici. Mi dicono: “Hai scritto quello che non riuscivo a dire”. Ed è il complimento più importante. E se posso rendermi utile, offro volentieri qualche consiglio, anche senza parlare del libro.
Percorso del libro
Il libro è nato in modo naturale, quasi inevitabile. Scritto in reparto, tra una terapia e l’altra, senza un piano editoriale costruito a tavolino, con l’urgenza di raccontare cosa accade quando la malattia entra nella quotidianità e ridefinisce il significato di tempo, lavoro e futuro. Ho scelto l’autoproduzione per preservarne autenticità e libertà espressiva. Nell’ambito di progetti solidali, il libro viene distribuito gratuitamente agli ospedali che ne fanno richiesta. Se è nato in corsia, è giusto che torni in corsia. Il progetto ha ricevuto una spinta significativa quando il libro è stato selezionato per la rubrica di novembre 2025 di OK Salute e Benessere, mensile nazionale di riferimento nello specifico settore. Questa visibilità ha rafforzato il messaggio e ampliato la platea di lettori. Non inseguo classifiche né visibilità personale. Mi interessa che il libro raggiunga la persona giusta nel momento giusto.
Anche solo una.
Questo libro non vuole insegnare come affrontare la malattia.
Vuole mostrare che puoi avere paura. Puoi arrabbiarti. Puoi sorridere in sala infusioni.
Mi piacerebbe che un giorno fosse presente in ogni libreria di un reparto oncologico,
perché è lì che è nato e lì può essere davvero utile.
Se chi legge questa intervista percepisce anche solo un piccolo fremito — quella curiosità che dice “Devo capire cosa c’è in queste pagine” — allora ho fatto centro.
Grazie per lo spazio e per le domande.
Zeno
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