Intervista a Claudia De Nicola

Pubblicato il 25 gennaio 2026 alle ore 12:08

Neanche la domenica ci fermiamo, eccoci con Claudia De Nicola, autrice di "Ti avevo detto di non baciarmi".

Sono pugliese di origine e vivo a Pavia, ma la mia testa abita in mezzo alle storie da quando ho imparato a leggere. Amo i libri, il disegno e le illustrazioni digitali, e passo il tempo a inventare personaggi che si cacciano nei guai, si innamorano nei momenti sbagliati e, ogni tanto, si trovano faccia a faccia con qualcosa di decisamente inquietante.
Nel 2023 ho pubblicato il mio primo romanzo, Una deliziosa festa di morte (Golem Edizioni), e nel 2024 è uscito il secondo, Un buon vicinato (Golem Edizioni).
Scrivo per chi ama ridere, sospirare, spaventarsi e chiedersi: “Aspetta… è davvero successo questo?!”

1. Quando hai iniziato a scrivere?
La voglia di scrivere c’è sempre stata, fin da quando ero piccola. Per anni è rimasta lì, come una vocina insistente che diceva “prima o poi”. La svolta vera è arrivata nel 2022, quando ho scritto il mio primo romanzo e ho capito che non si trattava più solo di un sogno, ma di qualcosa di serio. Da quel momento, non ho più smesso.

2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
Credo sia stato un vero e proprio imprinting. Avevo otto anni quando dalla Puglia ci siamo trasferiti a Pavia, e in quel momento i libri sono diventati il mio rifugio. Mentre tutto cambiava intorno a me, loro restavano lì, pronti ad accogliermi. È tra quelle pagine che ho capito di aver trovato il mio mondo, un posto in cui sentirmi al sicuro e, soprattutto, a casa.

3. Quando sei diventato scrittore?
Nel 2022, quando ho scritto il mio primo romanzo, Una deliziosa festa di morte. Ma la conferma ufficiale è arrivata nel 2023, quando l’ho visto uscire in libreria e ho capito che, sì, ormai non si tornava più indietro.

4. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?
Mi piacerebbe essere rappresentata da una casa editrice. Detto questo, la scelta di auto pubblicarmi per l’ultimo romanzo è nata dopo aver ricevuto alcune proposte… diciamo poco convincenti. Ho preferito fare un passo indietro e scegliere io. L’esperienza del self publishing è stata davvero unica: impegnativa, formativa e illuminante. Ho imparato moltissimo e non la considero affatto un piano B, ma una tappa importante del mio percorso.

5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
Ho una relazione molto precisa con il blocco dello scrittore: arriva puntuale al settimo capitolo. Ogni singola volta. A quel punto mi fermo, senza sensi di colpa, per circa una settimana. Lascio decantare tutto, libero la mente e faccio altro. Quando riapro il manoscritto, improvvisamente è tutto più chiaro e riparto spedita fino al gran finale. Ormai è diventata una tappa fissa del processo.

6. Perché hai deciso di diventare scrittore?
È una di quelle cose difficili da spiegare a parole. Io dico sempre che nella mia testa c’è una stanza affollata
di gente che parla tutta insieme, prende decisioni discutibili e si caccia regolarmente nei guai. Sembra una cosa da matti, lo so, ma sono loro a suggerirmi le storie. Io mi limito a trascriverle e a fingere che sia tutto perfettamente normale.

7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Assolutamente sì. Instagram è diventato il mio migliore amico: è un modo diretto e naturale per entrare nelle case delle persone, raccontare quello che faccio e creare un dialogo vero con chi legge. Mi piace l’idea che una storia possa iniziare anche da lì, magari tra una foto e una caption.

8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Di solito arriva prima la trama. Basta un dettaglio, un episodio, qualcosa che fa scattare la scintilla e accende tutto il resto. Da lì i personaggi arrivano quasi in automatico, come se fossero già lì ad aspettare il loro turno. Ed è la parte che preferisco, perché è il momento in cui iniziano a parlare, a muoversi, a prendere decisioni che non avevo previsto. Amo costruirli con cura, renderli il più possibile tridimensionali, con pregi, difetti, fragilità e qualche lato oscuro al punto giusto. Devono sembrare persone vere, di quelle che potresti incontrare per strada… o che potrebbero sorprenderti quando meno te lo aspetti.

9. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
I personaggi, senza dubbio. La trama è importante, certo, ma sono loro a darle senso. Se un personaggio funziona davvero, può reggere qualsiasi situazione, anche la più assurda. Quando li sento vivi, so che la storia può andare ovunque e io li seguirò fino in fondo, anche quando prendono decisioni discutibili.

10. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
Per il momento non ne sono ancora arrivate… e sì, me la sono appena tirata. Detto questo, so benissimo che arriveranno: non si può piacere a tutti ed è giusto così. Le recensioni negative fanno parte del gioco, quello che conta davvero è il modo in cui si esprime un’opinione. Una critica fatta con rispetto può essere utile, il resto si legge, si archivia e si va avanti.

11. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?
La scrittura per me è come camminare su un filo sottilissimo. La parte più difficile è restarci in equilibrio dall’inizio alla fine, senza perdere il senso della storia o la fiducia in quello che sto facendo. Ci sono momenti in cui tutto sembra funzionare e altri in cui dubito di ogni singola frase. Ma quando riesco ad andare avanti, passo dopo passo, senza mollare, capisco che la storia è quella giusta. Ed è lì che so che ne è valsa la pena, anche nei giorni in cui scrivere è stato più faticoso del previsto.

12. Che consiglio dai ai nuovi autori?
Di non abbattersi al primo no e di credere sempre in quello che hanno scritto. Esiste ancora l’idea che il self publishing sia sinonimo di poca qualità o che significhi “è stato rifiutato da una casa editrice”. Non è sempre così. Il mio consiglio è di buttarsi, provare, sbagliare, ridere e godersi quella cosa meravigliosa che è la scrittura. Perché, prima di tutto, deve fare stare bene.

13. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Direi di informarsi bene, di non avere fretta e di non accettare tutto solo per il desiderio di “essere pubblicato”. Esistono tante strade, tutte valide, purché siano scelte consapevoli. Che sia con una casa editrice o in self publishing, l’importante è rispettare il proprio lavoro e crederci fino in fondo.

14. Quanti libri hai scritto finora?
Tre. Due gialli e un romance. Amo entrambi i generi, ed è proprio per questo che sto seriamente pensando di scrivere i gialli sotto pseudonimo. Un po’ per gioco, un po’ per libertà… e un po’ per vedere l’effetto che fa.

15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
Tutti e tre mi hanno coinvolto molto, ognuno a modo suo, ma se devo scegliere direi Ti avevo detto di non baciarmi. È stato un viaggio meraviglioso da scrivere, di quelli che ti prendono per mano e non ti mollano fino all’ultima pagina.

16. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
Sarà la conclusione di Ti avevo detto di non baciarmi. Finalmente arriveranno tutte le risposte che i lettori
stanno aspettando… compresa quella più importante: Bella sceglierà Ethan o Chris? Io lo so, ma per ora posso solo dire che ne succederanno delle belle.

17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Se sono costretta, non funziona. Lo capisco subito al mattino se è la giornata giusta per scrivere oppure no. Quando lo è, mi aiutano il silenzio e litri di caffè. Quando non lo è… meglio non insistere, perché la pagina bianca se ne accorge.

18. Quale autore famoso ritieni migliore?
Ho un debole dichiarato per Stephen King. Amo il suo modo di raccontare l’orrore partendo dalle cose più quotidiane e di creare personaggi che restano addosso a lungo. Diciamo che sono una super fan senza alcun senso del pudore.

19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Spesso le idee nascono da un dettaglio, da un episodio apparentemente insignificante. Da lì la mia testa prende strade tutte sue, collega cose che non dovrebbero stare insieme e comincia a costruire scene come se fossero già un film o una serie TV. All’inizio provo a ignorarle, ma non funziona mai: quel pensiero resta lì, cresce, si fa sentire. A un certo punto diventa una storia vera e propria, di quelle che chiedono di essere raccontate. E sì, a volte succede anche che la realtà ci metta lo zampino: l’inizio del mio ultimo romanzo è ispirato, almeno in parte, a una storia vera. Il resto lo ha fatto la mia fantasia… come sempre.

20. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
Se Ti avevo detto di non baciarmi diventasse un film, nella mia testa Bella avrebbe il volto di Lily Collins.
Per Ethan e Chris, invece, la questione è più delicata: lì servirebbero provini molto accurati, ripetuti e rigorosamente dal vivo. Diciamo che sarei disposta a sacrificarmi personalmente per valutare al meglio chimica, intensità e… credibilità del ruolo.
Per ora, sulla carta, vedrei Ethan come Theo James e Chris come Jacob Elordi. Ma resto aperta a ulteriori audizioni. Per pura professionalità, ovviamente.

21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Assolutamente sì. Sono il mio primo fan club. In particolare le mie sorelle, che mi pressano regolarmente per sapere cosa succederà dopo, fanno domande strategiche e cercano spoiler con tecniche degne di un interrogatorio. Ovviamente senza successo… quasi sempre.

22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Sì, e ogni volta mi sorprende. Ho trovato un gruppo di donne meravigliose, con storie diversissime tra loro, e con alcune si è creata una sintonia davvero unica. Faccio ancora fatica a credere che certe parole, dette con il cuore, siano rivolte a me. Per questo ringrazio ogni singola persona che ha deciso di leggermi e scrivermi: non è mai scontato.

 

 

 

 

 

 

 

Innanzitutto vorrei ringraziare il club del libro, perché le storie esistono davvero solo quando trovano
qualcuno disposto a viverle insieme. E poi grazie ai lettori, a tutti voi: se questo sogno è diventato reale è
solo grazie alla fiducia, all’affetto e alle emozioni che mi regalate ogni giorno. Scrivere è il mio modo di
raccontarmi, ma sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che aspetta, si riconosce e si emoziona rende tutto
infinitamente più bello. Continuate a leggere, io continuerò a scrivere per voi. Con immensa gratitudine
Claudia.


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