Eccoci qui con un'altra dolcissima autrice per conoscerla meglio! Vi presentiamo Autumn V. Reyes.
Cito testualmente dalla mia biografia su Amazon: “Autumn V. Reyes scrive per donare una scintilla di emozione a chiunque ne abbia bisogno. Classe 1991, cresce e vive a Milano, città in cui consegue un diploma universitario all’Accademia di Belle Arti di Brera. Appassionata di cinema, fotografia e musica, fin da bambina trova nella scrittura l’estensione di un animo eclettico. Se la cercate, probabilmente la troverete in compagnia di un gatto, in adorazione del tramonto, e con un’immancabile tazza di caffè americano.”
- Quando hai iniziato a scrivere?
Scrivo da che ne ho memoria. Il mio primo “libro” fu un manuale sulla cura del gatto, con tanto di foto e disegni, che scrissi a circa sette anni. Lo conservo gelosamente!
- Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
Credo il bisogno di vivere nella fantasia. Ero la tipica ragazzina da mp3 e occhi incollati al finestrino dell’auto. Mentre percorrevo il tragitto in compagnia dei miei genitori immaginavo battaglie, avventure e scene romantiche con il giusto sottofondo musicale.
- Quando sei diventato scrittore? Qualcuno, un tempo, disse: “Se ti alzi la mattina e il primo pensiero è scrivere, allora sei uno scrittore.” Posso definirmi tale, in ambito professionale, da quando ho pubblicato Albus, in data 11 dicembre 2025, ma nel profondo lo sono sempre stata.
- Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente? Attualmente prediligo il self, per una semplice ragione: ho la completa gestione di tutto, sia del testo e delle grafiche, sia del tempo a disposizione. Se sei in self hai scadenze più flessibili, stabilisci tu quando e come pubblicare. Una CE è (giustamente) più esigente. Questo non significa che io escluda la pubblicazione con una CE in futuro, valuterò nel caso in cui dovesse presentarsi l’occasione.
- Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
Purtroppo mi è capitato di subirlo: è maledettamente frustrante. Ci sono stati periodi in cui è durato per settimane, se non mesi. Se coincide con un momento particolare della mia vita, e posso permettermi di accoglierlo, allora lascio che faccia il suo corso. A volte una pausa è necessaria. Se invece sono a ridosso di una scadenza mi rimbocco le maniche: l’unico modo per bypassarlo è allenare la scrittura, mettersi di buona lena e non demordere. “Maltrattare” un po’ l’ispirazione, ecco.
- Perché hai deciso di diventare scrittore?
Io amo l’arte, in ogni sua forma: amo fotografare, recitare, disegnare, ascoltare musica e cantare (ballare, invece, proprio non mi riesce!). Ho studiato cinema perché per me è qualcosa di intoccabile, non potrei vivere senza, ma ho anche scoperto nel tempo che il miglior modo di esprimermi è su carta, con la parola scritta, da persona introversa e riflessiva quale sono.
- I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Sì, e a volte dico “per fortuna”: mi piace creare contenuti, mi piace graficheggiare su Canva e avere una così bella community con cui interagire. Altre volte dico “purtroppo”: star dietro a tre social porta via davvero tanto, tanto tempo. È divertente, ma impegnativo.
- Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Parto sempre dalla trama, che nel mio caso costituisce lo scheletro della narrazione. Prendo il concept iniziale e lo arricchisco man mano: grazie alla struttura in tre atti riesco a focalizzare inizio, svolgimento e fine, per poi imbastire intorno le varie scene. La mia scaletta è più che altro mentale, di solito appunto solo le parti più intricate, onde evitare di non riuscire poi a sbrogliare la matassa. I personaggi, poi, si ergono dalle fondamenta (la trama): sono come i pilastri portanti di un edificio in costruzione.
- Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
L’uno è complementare all’altro: non esiste trama senza personaggi che possano viverla e svilupparla, e non esistono personaggi senza una storia che ponga le basi per la successione degli eventi. Se dovessi proprio scegliere, però, direi i personaggi: scrivo in prima persona al tempo presente, per cui loro sono la vera voce all’interno del narrato (lo ammetto, ho un debole per i fraseggi interiori).
- Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
Posso dire che, per fortuna, non ne ho ancora ricevute? Sicuramente fa piacere ricevere solo complimenti e consigli, ma so anche che prima o poi arriveranno le recensioni negative. Fa parte del gioco, del metterci la faccia: siamo tutti lettori diversi, ed è giusto avere gusti diversi. L'importante è che le recensioni negative siano costruttive, argomentate per aiutarmi a migliorare in futuro, non scontrose o ridotte a un semplice: “Brutto, lo sconsiglio”. Così non solo mi ferirebbe, ma sarebbe anche inutile per la mia crescita in quanto autrice.
- Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?
Per Albus, l’inizio assoluto di una trilogia, è stato l'incipit. Quel maledetto incipit aveva bisogno di un cosiddetto “gancio” perfetto e di un equilibrio tra narrazione, spiegazione e fraseggio interiore che non fosse mai sbilanciato. Parliamo di un fantasy distopico, far partire il lettore senza un grosso difetto informativo è essenziale. Per questo ho inserito un prologo diaristico.
- Che consiglio dai ai nuovi autori?
Mi rivolgo direttamente a te, autore o autrice: non fermarti, anche quando il percorso sarà in salita e pieno di ostacoli. Non farti abbattere dalle opinioni altrui, non sminuirti, non paragonarti ad altri. Studia, leggi e scrivi. Continua per la tua strada.
- Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Valuta il come e il quando, a seconda dei tuoi obiettivi: pubblicare in self comporta vantaggi e svantaggi, ma lo stesso vale per le CE. Sono due strade opposte, ugualmente soddisfacenti. Informati sull’andamento del mercato italiano, leggi tanti libri del tuo stesso genere, studia con costanza e cerca di approfondire ogni aspetto legato alla pubblicazione: strategie di marketing, piattaforma di distribuzione (fisica o digitale) ecc.
- Quanti libri hai scritto finora?
Sul mio pc ne avrò archiviati sette o otto, alcuni incompleti, altri terminati ma mai pubblicati. Albus è la mia prima opera pubblicata, quella che dopo anni di studio e revisioni mi ha fatta sentire soddisfatta e pronta al pubblico.
- Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
Cito sempre Albus, ma in passato mi sono cimentata in molti altri generi: romantico storico, horror, romantico attuale, sci-fi. Una menzione speciale va al mio primo e unico thriller psicologico.
- Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
Il prossimo libro sarà il secondo volume de La Trilogia della Saturazione, che seguirà appunto Albus. Non posso fare spoiler su titolo e trama, ma quel che posso promettere ai miei lettori è che con “Albus 2” entreremo nel vivo della storia, ci saranno svolte decisive (anche amorose) e si troveranno molte delle risposte alle domande che ho contribuito a far sorgere durante la lettura di Albus. P.S.: ho altri due progetti autoconclusivi in cantiere, ma voglio prima concentrarmi sulla trilogia.
- Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Dipende. A volte mi aiuta ascoltare musica, e se capita prediligo chill music o musiche epiche per film e videogiochi. La maggior parte delle volte, però, punto al silenzio assoluto. Gli immancabili? Una tazza di caffè, oppure una tisana calda, e una candela profumata.
- Quale autore famoso ritieni migliore?
Non ho mai avuto un autore preferito, ne apprezzo moltissimi e di disparati generi (leggo più che altro fantasy distopici, sci-fi e thriller).
- Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Il cinema e la tendenza a viaggiare spesso con la fantasia, a occhi aperti e in qualunque situazione, aiutano moltissimo. Anche la musica stimola le idee: ci sono volte in cui da una musica (triste, ritmata, malinconica ecc.) elaboro una scena da zero, a cui magari non avevo neanche mai pensato. La musica me la suggerisce, è come terreno fertile inconsistente.
- Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
A livello fisico, non saprei. Non c’è un attore/attrice che mi faccia dire: “Lui/lei assomiglia a Jess/Hania, cadrebbe a pennello!”. La caccia continua, prima o poi salteranno fuori!
- La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Sì, posso dire di essere fortunata ad avere l’appoggio di parenti e amici. Alcuni sono ferventi ammiratori e sostenitori, mi spalleggiano come se fosse un loro progetto, ed io sono grata per tutto questo amore. Altri, forse per indole, fanno più fatica a empatizzare con questa mia “seconda vita” da autrice. Il mondo è bello perché è vario, no?
- I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Sì, e quando succede, che sia per esprimere un parere in privato o per darmi un consiglio, io mi sento estremamente grata: i miei lettori non sono solo lettori, sono persone sensibili che hanno visto in Albus un messaggio tra le righe, che hanno colto la mia e l’anima dei miei personaggi. Per me non c’è vittoria più grande che poter regalare una sana emozione.
Vorrei ringraziare voi e la vostra pagina per avermi contattata e per aver intrapreso questo percorso insieme.
Per un autore in self l’interesse e il sostegno fanno davvero la differenza. Dove e come posso,
voglio continuare anch’io ad aiutare lettori appassionati e autori che lottano per farsi sentire.
Un caloroso abbraccio a tutti voi.
Autumn
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