Intervista ad Autumn V. Reyes

Pubblicato il 29 gennaio 2026 alle ore 16:00

Eccoci qui con un'altra dolcissima autrice per conoscerla meglio! Vi presentiamo Autumn V. Reyes. 

Cito testualmente dalla mia biografia su Amazon: “Autumn V. Reyes scrive per donare una scintilla di emozione a chiunque ne abbia bisogno. Classe 1991, cresce e vive a Milano, città in cui consegue un diploma universitario all’Accademia di Belle Arti di Brera. Appassionata di cinema, fotografia e musica, fin da bambina trova nella scrittura l’estensione di un animo eclettico. Se la cercate, probabilmente la troverete in compagnia di un gatto, in adorazione del tramonto, e con un’immancabile tazza di caffè americano.”

  1. Quando hai iniziato a scrivere? 

Scrivo da che ne ho memoria. Il mio primo “libro” fu un manuale sulla cura del gatto, con tanto di foto e disegni, che scrissi a circa sette anni. Lo conservo gelosamente!

  1. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura? 

Credo il bisogno di vivere nella fantasia. Ero la tipica ragazzina da mp3 e occhi incollati al finestrino dell’auto. Mentre percorrevo il tragitto in compagnia dei miei genitori immaginavo battaglie, avventure e scene romantiche con il giusto sottofondo musicale.

  1. Quando sei diventato scrittore? Qualcuno, un tempo, disse: “Se ti alzi la mattina e il primo pensiero è scrivere, allora sei uno scrittore.” Posso definirmi tale, in ambito professionale, da quando ho pubblicato Albus, in data 11 dicembre 2025, ma nel profondo lo sono sempre stata.
  2. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente? Attualmente prediligo il self, per una semplice ragione: ho la completa gestione di tutto, sia del testo e delle grafiche, sia del tempo a disposizione. Se sei in self hai scadenze più flessibili, stabilisci tu quando e come pubblicare. Una CE è (giustamente) più esigente. Questo non significa che io escluda la pubblicazione con una CE in futuro, valuterò nel caso in cui dovesse presentarsi l’occasione.
  3. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore? 

Purtroppo mi è capitato di subirlo: è maledettamente frustrante. Ci sono stati periodi in cui è durato per settimane, se non mesi. Se coincide con un momento particolare della mia vita, e posso permettermi di accoglierlo, allora lascio che faccia il suo corso. A volte una pausa è necessaria. Se invece sono a ridosso di una scadenza mi rimbocco le maniche: l’unico modo per bypassarlo è allenare la scrittura, mettersi di buona lena e non demordere. “Maltrattare” un po’ l’ispirazione, ecco. 

  1. Perché hai deciso di diventare scrittore? 

Io amo l’arte, in ogni sua forma: amo fotografare, recitare, disegnare, ascoltare musica e cantare (ballare, invece, proprio non mi riesce!). Ho studiato cinema perché per me è qualcosa di intoccabile, non potrei vivere senza, ma ho anche scoperto nel tempo che il miglior modo di esprimermi è su carta, con la parola scritta, da persona introversa e riflessiva quale sono.

  1. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore? 

Sì, e a volte dico “per fortuna”: mi piace creare contenuti, mi piace graficheggiare su Canva e avere una così bella community con cui interagire. Altre volte dico “purtroppo”: star dietro a tre social porta via davvero tanto, tanto tempo. È divertente, ma impegnativo.

  1. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama? 

Parto sempre dalla trama, che nel mio caso costituisce lo scheletro della narrazione. Prendo il concept iniziale e lo arricchisco man mano: grazie alla struttura in tre atti riesco a focalizzare inizio, svolgimento e fine, per poi imbastire intorno le varie scene. La mia scaletta è più che altro mentale, di solito appunto solo le parti più intricate, onde evitare di non riuscire poi a sbrogliare la matassa. I personaggi, poi, si ergono dalle fondamenta (la trama): sono come i pilastri portanti di un edificio in costruzione.

  1. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché? 

L’uno è complementare all’altro: non esiste trama senza personaggi che possano viverla e svilupparla, e non esistono personaggi senza una storia che ponga le basi per la successione degli eventi. Se dovessi proprio scegliere, però, direi i personaggi: scrivo in prima persona al tempo presente, per cui loro sono la vera voce all’interno del narrato (lo ammetto, ho un debole per i fraseggi interiori).

  1. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro? 

Posso dire che, per fortuna, non ne ho ancora ricevute? Sicuramente fa piacere ricevere solo complimenti e consigli, ma so anche che prima o poi arriveranno le recensioni negative. Fa parte del gioco, del metterci la faccia: siamo tutti lettori diversi, ed è giusto avere gusti diversi. L'importante è che le recensioni negative siano costruttive, argomentate per aiutarmi a migliorare in futuro, non scontrose o ridotte a un semplice: “Brutto, lo sconsiglio”. Così non solo mi ferirebbe, ma sarebbe anche inutile per la mia crescita in quanto autrice.

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile? 

Per Albus, l’inizio assoluto di una trilogia, è stato l'incipit. Quel maledetto incipit aveva bisogno di un cosiddetto “gancio” perfetto e di un equilibrio tra narrazione, spiegazione e fraseggio interiore che non fosse mai sbilanciato. Parliamo di un fantasy distopico, far partire il lettore senza un grosso difetto informativo è essenziale. Per questo ho inserito un prologo diaristico.

  1. Che consiglio dai ai nuovi autori? 

Mi rivolgo direttamente a te, autore o autrice: non fermarti, anche quando il percorso sarà in salita e pieno di ostacoli. Non farti abbattere dalle opinioni altrui, non sminuirti, non paragonarti ad altri. Studia, leggi e scrivi. Continua per la tua strada.

  1. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro? 

Valuta il come e il quando, a seconda dei tuoi obiettivi: pubblicare in self comporta vantaggi e svantaggi, ma lo stesso vale per le CE. Sono due strade opposte, ugualmente soddisfacenti. Informati sull’andamento del mercato italiano, leggi tanti libri del tuo stesso genere, studia con costanza e cerca di approfondire ogni aspetto legato alla pubblicazione: strategie di marketing, piattaforma di distribuzione (fisica o digitale) ecc.

  1. Quanti libri hai scritto finora?

Sul mio pc ne avrò archiviati sette o otto, alcuni incompleti, altri terminati ma mai pubblicati. Albus è la mia prima opera pubblicata, quella che dopo anni di studio e revisioni mi ha fatta sentire soddisfatta e pronta al pubblico.

  1. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

Cito sempre Albus, ma in passato mi sono cimentata in molti altri generi: romantico storico, horror, romantico attuale, sci-fi. Una menzione speciale va al mio primo e unico thriller psicologico.

  1. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Il prossimo libro sarà il secondo volume de La Trilogia della Saturazione, che seguirà appunto Albus. Non posso fare spoiler su titolo e trama, ma quel che posso promettere ai miei lettori è che con “Albus 2” entreremo nel vivo della storia, ci saranno svolte decisive (anche amorose) e si troveranno molte delle risposte alle domande che ho contribuito a far sorgere durante la lettura di Albus. P.S.: ho altri due progetti autoconclusivi in cantiere, ma voglio prima concentrarmi sulla trilogia.

  1. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

Dipende. A volte mi aiuta ascoltare musica, e se capita prediligo chill music o musiche epiche per film e videogiochi. La maggior parte delle volte, però, punto al silenzio assoluto. Gli immancabili? Una tazza di caffè, oppure una tisana calda, e una candela profumata.

  1. Quale autore famoso ritieni migliore? 

Non ho mai avuto un autore preferito, ne apprezzo moltissimi e di disparati generi (leggo più che altro fantasy distopici, sci-fi e thriller).

  1. Dove trovi le idee per i tuoi libri? 

Il cinema e la tendenza a viaggiare spesso con la fantasia, a occhi aperti e in qualunque situazione, aiutano moltissimo. Anche la musica stimola le idee: ci sono volte in cui da una musica (triste, ritmata, malinconica ecc.) elaboro una scena da zero, a cui magari non avevo neanche mai pensato. La musica me la suggerisce, è come terreno fertile inconsistente.

  1. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film? 

A livello fisico, non saprei. Non c’è un attore/attrice che mi faccia dire: “Lui/lei assomiglia a Jess/Hania, cadrebbe a pennello!”. La caccia continua, prima o poi salteranno fuori!

  1. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa? 

Sì, posso dire di essere fortunata ad avere l’appoggio di parenti e amici. Alcuni sono ferventi ammiratori e sostenitori, mi spalleggiano come se fosse un loro progetto, ed io sono grata per tutto questo amore. Altri, forse per indole, fanno più fatica a empatizzare con questa mia “seconda vita” da autrice. Il mondo è bello perché è vario, no?

  1. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono? 

Sì, e quando succede, che sia per esprimere un parere in privato o per darmi un consiglio, io mi sento estremamente grata: i miei lettori non sono solo lettori, sono persone sensibili che hanno visto in Albus un messaggio tra le righe, che hanno colto la mia e l’anima dei miei personaggi. Per me non c’è vittoria più grande che poter regalare una sana emozione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei ringraziare voi e la vostra pagina per avermi contattata e per aver intrapreso questo percorso insieme.

Per un autore in self l’interesse e il sostegno fanno davvero la differenza. Dove e come posso,

voglio continuare anch’io ad aiutare lettori appassionati e autori che lottano per farsi sentire.

Un caloroso abbraccio a tutti voi.

Autumn


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