Torniamo con un altro scrittore, vi presentiamo Mattia Coda e il suo libro La figlia del sole.
"Ciao a tutti! Sono Mattia Coda, un autore emergente, e scrivere, ormai, è una parte importantissima della mia vita. Mi piace raccontare storie che abbiano atmosfera, mistero, emozioni forti e personaggi che restano addosso anche dopo aver chiuso il libro.
Per me la scrittura è un modo per esplorare quello che spesso non si dice: paure, scelte difficili, legami, ombre, ma anche speranza. Nel tempo ho pubblicato cinque libri, passando sia dal mondo dell’editoria tradizionale sia dall’auto pubblicazione, e ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, come autore e come persona."
1. Quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere diversi anni fa, quasi senza rendermene conto. All’inizio era un’esigenza personale: mettere su carta idee, immagini, pensieri. Non avevo ancora l’obiettivo di pubblicare, era più un modo per esprimermi e per costruire piccoli mondi.
Col tempo, però, quella che sembrava solo una curiosità è diventata una necessità sempre più forte, e la scrittura ha iniziato a occupare uno spazio importante nella mia vita.
2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
La lettura è stata fondamentale. Sono sempre stato un lettore curioso, attratto dalle storie capaci di creare atmosfera e tensione, ma anche di scavare dentro i personaggi. A un certo punto ho sentito il bisogno di provare a raccontare io stesso. Non per imitare
qualcuno, ma per vedere se riuscivo a dare una voce alle mie idee. La scrittura è diventata il mio modo di osservare il mondo e rielaborarlo. Il tutto l’ho vissuto come un passaggio quasi inevitabile.
3. Quando sei diventato scrittore?
Credo che si diventi scrittori nel momento in cui si capisce che scrivere non è solo un hobby occasionale, ma qualcosa che fa parte di te. Per me è successo quando ho iniziato a prendere sul serio le mie storie, a lavorarci con costanza, a sentire che avevo davvero qualcosa da comunicare attraverso i personaggi e le trame. Scrittore non è solo chi pubblica, ma chi continua a scrivere anche quando farlo diviene difficile.
4. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?
Ho avuto la fortuna di sperimentare entrambe le strade. Ho pubblicato i miei primi libri con case editrici, come Elison Publishing e Gruppo Albatros Il Filo, e successivamente ho scelto anche la via dell’autopubblicazione su KDP.
Penso che non esista una risposta unica: una casa editrice può offrire supporto e struttura, mentre l’indipendenza dà libertà totale. Inoltre, penso che ogni progetto, ogni storia, abbia le sue esigenze e ogni fase della vita di uno scrittore può portare a scelte
diverse. L’importante, per me, è che la storia arrivi ai lettori nel modo migliore possibile.
5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
Il blocco dello scrittore esiste, ed è una fase che prima o poi tutti attraversano. A volte arriva quando si è troppo esigenti con sé stessi, altre quando la mente è piena di pensieri e diventa difficile concentrarsi. In quei momenti cerco di non viverlo come un fallimento, ma come una pausa naturale. Mi aiuta rileggere ciò che ho già scritto, cambiare prospettiva, oppure semplicemente
lasciare respirare la storia finché non torna la voglia di raccontarla.
6. Perché hai deciso di diventare scrittore?
Ho deciso di diventare scrittore perché raccontare storie è sempre stato un bisogno profondo. Scrivere mi permette di dare forma a emozioni, pensieri e domande che spesso restano sospese nella vita quotidiana. Attraverso i romanzi posso esplorare la parte più nascosta delle persone, le loro paure, i loro segreti, ma anche la loro forza. Ogni libro è un viaggio, non solo per chi legge,
ma anche per me che lo scrivo. E spesso, mentre si scrive una storia, si scopre anche qualcosa di sé stessi.
7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Sì, oggi i social media hanno un ruolo importante, soprattutto per un autore emergente. Sono uno strumento che permette di farsi conoscere, di condividere il proprio percorso e di entrare in contatto con lettori che magari, altrimenti, non avrebbero mai scoperto i tuoi libri. Ma non li vedo solo come promozione, bensì come uno spazio dove condividere un percorso, dove confrontarsi e dove scoprire altri libri e altre voci. Cerco però di usarli con equilibrio: i social aiutano, ma la cosa più importante resta sempre la scrittura e il tempo dedicato alle storie, non il rumore attorno.
8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Di solito tutto nasce da una sensazione. Un’atmosfera, un’immagine, una domanda che mi resta in testa. Poi arrivano i personaggi, e spesso sono loro a guidarmi più della trama. Mi piace costruirli in modo realistico: persone con contraddizioni, con ferite, con zone d’ombra. Non devono essere perfetti, devono essere veri. La trama si sviluppa passo dopo passo attorno a loro, come un percorso che li mette alla prova e li costringe a cambiare.
9. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
Per me i personaggi sono essenziali. Una trama può essere avvincente e piena di colpi di scena, ma se i personaggi non emozionano, la storia rischia di restare fredda. Sono i personaggi che creano il legame emotivo con il lettore, che fanno nascere
empatia, curiosità e coinvolgimento. Una buona storia vive soprattutto attraverso le persone che la abitano.
10. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
Le recensioni negative non sono mai semplici da leggere, perché ogni autore mette una parte di sé in ciò che scrive. Però con il tempo ho imparato che fanno parte del percorso. Cerco di distinguere tra critiche distruttive e osservazioni utili: le seconde possono insegnare molto e aiutare a migliorare. Alla fine, ogni lettore ha la propria sensibilità e non si può piacere a tutti.
11. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?
La revisione, senza dubbio. Scrivere la prima bozza è quasi liberatorio: vai avanti, segui l’istinto, ti lasci trasportare. La revisione invece è un lavoro più lucido e anche più faticoso, perché devi guardare la storia con occhi diversi, tagliare, sistemare, migliorare. È lì che il libro diventa davvero “un libro”, ma è anche la parte che richiede più pazienza.
12. Che consiglio dai ai nuovi autori?
Il consiglio principale è di non mollare. Scrivere richiede costanza e pazienza, perché i risultati arrivano con il tempo.
Direi anche di non aspettare la perfezione: la prima bozza serve proprio per iniziare, poi si migliora. E soprattutto leggere tanto, perché ogni libro letto è un insegnamento per chi scrive.
13. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Gli direi di non avere fretta. Pubblicare è un passo importante, ma è necessario dare molta importanza ad aspetti che sul momento sembrano secondari, come l’editing, la revisione, la creazione di una copertina che potrebbe funzionare, e soprattutto essere consapevoli che il primo libro è un inizio, non un punto d’arrivo. Che sia con una casa editrice o in auto pubblicazione, l’importante è farlo con serietà e rispetto per la storia.
14. Quanti libri hai scritto finora?
Finora ho pubblicato cinque libri, ed è un percorso di cui sono davvero felice. Il primo è stato Fòbia, pubblicato con Elison Publishing, poi Ombra con Gruppo Albatros Il Filo. Successivamente ho scelto anche la strada dell’autopubblicazione su
KDP con La Prima Regola, Il Bosco delle Luci e La Figlia del Sole. Ogni libro rappresenta una fase diversa della mia crescita.
I primi tre trattano temi che tendono più al paranormale e all’horror, mentre gli ultimi due riguardano le indagini di una giovane ispettrice e dunque rientrano più nella sfera del noir e nel poliziesco.
15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
È difficile scegliere, perché ogni libro è legato a un momento preciso della mia vita e ha avuto un significato diverso.
Alcuni sono stati più intensi emotivamente, altri più “istintivi”, altri ancora più complessi da costruire. Però credo che ogni storia ti lasci qualcosa addosso, e quando finisci un libro non sei mai esattamente la stessa persona che l’ha iniziato. Sono consapevole, però, che gli ultimi due romanzi risultano più maturi rispetto ai primi lavori, e penso che questo rappresenti l’essenza stessa dello scrittore: crescere continuamente attraverso la scrittura.
16. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
Sto lavorando al mio prossimo romanzo, e sarà una storia diversa e molto intensa, perché ruota attorno al tema della reincarnazione. Mi affascina l’idea che il passato non sia mai davvero chiuso, ma possa tornare a bussare alla porta del presente quando meno te lo aspetti.
In questa storia, ciò che è stato ritorna con una forza travolgente, come uno tsunami capace di stravolgere ogni equilibrio, ogni certezza, ogni vita coinvolta. Sarà un viaggio tra memoria e destino, tra ciò che crediamo di essere e ciò che forse siamo stati.
Posso dire solo questo: niente sarà come sembra, e il confine tra passato e presente sarà molto più sottile di quanto immaginiamo.
17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Dipende molto dal momento. A volte mi serve silenzio totale, altre volte una musica di sottofondo che mi aiuti a entrare nell’atmosfera. La cosa più importante è riuscire a “sparire” dentro la storia. Quando succede, quando sei davvero lì con i personaggi, allora tutto il resto si spegne e le parole arrivano in modo naturale.
18. Quale autore famoso ritieni migliore?
È sempre difficile scegliere un autore “migliore” in assoluto, perché dipende dai periodi e da ciò che cerchi in una storia. Sicuramente sono un grande appassionato di Stephen King, per la sua capacità unica di raccontare l’oscurità, ma anche l’umanità dei personaggi, in modo incredibilmente potente. Detto questo, il mio primo vero innamoramento per la lettura è nato con Hemingway, con il suo stile essenziale e diretto, capace però di dire tantissimo anche tra le righe. Oggi leggo molti autori contemporanei italiani, come Donato Carrisi, Gianrico Carofiglio, Piergiorgio Pulixi, Maurizio de Giovanni e altri ancora. Mi piace spaziare, perché ogni autore lascia qualcosa e, in fondo, ogni lettura contribuisce anche alla mia scrittura.
19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Ovunque, davvero. È una delle cose che amo di più della scrittura: qualsiasi cosa può diventare un innesco. Un dettaglio apparentemente insignificante, una frase sentita per caso, uno sguardo, una notizia, un luogo attraversato in silenzio.
A volte basta una sensazione improvvisa, qualcosa che ti resta addosso senza un motivo preciso. Le idee non arrivano sempre come un lampo chiaro e definito, spesso sono piccole scintille che iniziano a crescere lentamente dentro la mente.
E la parte più affascinante è proprio questa: quando cominci a seguirle. È come imboccare un sentiero senza sapere davvero dove ti porterà. Scrivere, per me, è lasciarsi guidare dalla storia e scoprire pagina dopo pagina qualcosa che all’inizio nemmeno tu
conoscevi. Spesso, infatti, mentre scrivo non conosco nemmeno io il finale: mi faccio trasportare dai personaggi e dagli eventi, e arrivo alla conclusione insieme a loro. È questo che rende ogni romanzo un viaggio vero, anche per chi lo sta creando.
20. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
Domanda bellissima e anche divertente. Non ho nomi precisi, perché ogni lettore immagina i personaggi in modo diverso.
Però mi piacerebbe vedere attori capaci di rendere le sfumature psicologiche, non solo l’aspetto esteriore. Perché i miei personaggi spesso hanno un mondo interiore complesso, e quello sarebbe l’aspetto più importante da portare sullo schermo.
21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Sì, e questo è fondamentale. Scrivere è un percorso lungo, fatto anche di dubbi e momenti difficili. Avere accanto
persone che ti sostengono, che credono in quello che fai, rende tutto più leggero e più significativo. Anche solo sapere che qualcuno è orgoglioso del tuo impegno fa la differenza.
22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Sì, ogni tanto succede, ed è forse una delle soddisfazioni più grandi. Quando qualcuno ti scrive per dirti che si è emozionato, che si è sentito coinvolto, o che un personaggio gli è rimasto dentro, ti rendi conto che la storia non è più solo tua.
È arrivata davvero a qualcuno. Ed è per questo che scrivere vale tutta la fatica.
Grazie davvero per lo spazio e per l’attenzione.
Scrivere è un viaggio continuo,
fatto di storie, tentativi, crescita e incontri.
Condividerlo con chi ama i libri è sempre un piacere.
Un abbraccio a tutti!
Mattia Coda
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