Oggi Angelica lascia libero sfogo alle parole raccontandoci i suoi libri. In occasione dell'uscita del suo journal.
Ispirazione
« Hai spaziato dalla narrativa alle poesie fino al journal: come nasce l'esigenza di esprimerti attraverso formati e generi così diversi tra loro? »
Ogni mia pubblicazione è specchio di un periodo del mio vissuto, da “Cercare il bello” – con la spontaneità dei 18 anni appena compiuti – a “Lungo i bordi” – con le consapevolezze dei 21. È stato con “Campo di girasoli”, però, che ho percepito la scrittura come urgenza: il bisogno di dar voce a tutti quei pensieri che mi ribollivano in testa.
Quando ricevetti la diagnosi di Depressione, sembrava che tutti avessero qualcosa da dire; raramente, però, venivo interpellata io, che mi sentivo costantemente inglobata da quell’etichetta. Era come se la mia identità dipendesse completamente dalla malattia. Non lo potevo sopportare.
Avevo qualcosa da dire – imperfetto sì, ma terribilmente sincero – e se quelle mie parole avessero potuto far sentire qualcuno meno solo, o addirittura aiutarlo, allora tutto avrebbe avuto senso. È questo il pensiero che mi guida quando scelgo di condividere ciò che scrivo. È stato così anche per “Il diario di Abby”, per “Stanza 301”, e sarà così finché le mie parole troveranno casa nei libri.
Il journal, “The Museum of My Life”, nasce come metodo, da una parte per avvicinare i miei lettori alla scrittura, dall’altra – e questo è il punto più importante – per celebrare la vita, in ogni sua sfaccettatura.
Un altro strumento che uso spesso e trovo particolarmente efficace sono i flussi di coscienza, ma le rime sono e – mi auguro – continueranno a essere il lessico della mia anima.
Il Processo Creativo
« Cambia qualcosa nel tuo modo di scrivere quando passi dalla struttura di un romanzo alla brevità intima di una poesia o alla stesura di un journal? »
Il modo di scrivere è lo stesso, l’approccio cambia.
Non mi sento di definire nessuna delle mie pubblicazioni come “romanzo” nel senso stretto del termine. Ho scritto in prosa, certo, ma non ho mai raggiunto né la lunghezza né la complessità proprie di una composizione narrativa.
Devo dire, però, che nel mio piccolo ho avuto modo di sperimentarmi nella stesura di un racconto di narrativa; ad oggi l’opera è incompleta, da rifinire e perfezionare, ma posso dire di aver costruito una buona ossatura per un possibile futuro romanzo.
Ciò che amo di questo genere è la possibilità di immaginare infiniti universi narrativi. Scrivere una storia significa creare dei personaggi, degli scenari e – possibilmente – rappresentare sé stessi. Questo per me è fantastico!
Per quanto riguarda la poesia, l’ho sempre concepita come massima forma di libertà espressiva. Scrivere in versi significa mostrare la propria emotività, con le sue contraddizioni e sbavature. Quindi, se nel romanzo devo sforzarmi di costruire un intreccio di senso compiuto, nella poesia la trama c’è già: è il mio modo di percepire la realtà. Di conseguenza non esiste giusto e sbagliato, utile e inutile, con senso e senza senso. Esiste solo il mio sentire. Il mio sentire e la necessità di comunicare all’altro ciò che mi suscita delle emozioni.
Anche il journal, in qualche modo, fa parte di me. L’ho progettato seguendo ciò che negli anni mi ha aiutata a scrivere: aree bianche per far respirare la pagina, domande-guida non troppo vincolanti, font minimale, spazio per disegni, appunti e scarabocchi. Pagine strutturate quanto basta per non spaventarsi davanti al vuoto, ma non troppo da impedire di potersi esprimere in autonomia.
La Poesia e l'Intimità
« La poesia richiede grande vulnerabilità: c'è un messaggio o un'emozione specifica che speravi di trasmettere ai lettori con la tua raccolta? »
Se penso alle mie raccolte, trovo il filo che le unisce proprio in questo: la vulnerabilità. Scrivere poesia è stato dare voce a quella parte di me che avrei voluto nascondere e negare, di cui a volte ancora mi vergogno, ma che poi – a raccolta pubblicata – ha trovato forza e ragione di esistere nelle connessioni che quelle parole, fragili e potenti insieme, hanno creato coi miei lettori.
Con “Cercare il bello” il messaggio è lampante già dal titolo; “Stanza 301” e “Lungo i bordi” – invece – lasciano spazio a un’interpretazione più libera. Entrambe sono nate in due momenti pregni di dolore: il primo tra le mura di una clinica, il secondo nel pieno di una crisi depressiva; questo per me ha un valore immenso. Il fatto che due momenti così faticosi abbiano dato alla luce qualcosa di diverso, qualcosa che alimenta la speranza anziché la sofferenza, mi ha insegnato che, anche se non posso controllare tutto ciò che mi succede, posso scegliere ciò che porto con me.
Coi miei libri non voglio imporre la mia visione delle cose, ma la reale necessità di mettersi in ascolto di sé stessi, dare un nome a ciò che ci accade, elaborarlo e riuscire a trarne il positivo. O meglio, non per forza il positivo – non in tutto c’è – ma riuscire a distinguere ciò che è utile tenere con sé da ciò che invece è solo un peso sul proprio cammino.
Strumenti per i Lettori
« Il tuo journal è pensato per interagire direttamente con chi legge: da dove è nata l'idea di creare uno spazio che non fosse solo da leggere, ma anche da vivere e completare? »
Spesso mi è stato chiesto come approcciarsi alla scrittura: da dove partire, di cosa scrivere, come fare. Ammetto che anche io, a volte, di fronte alla pagina bianca ho avuto paura, così ho pensato che avrei potuto creare uno spazio abbastanza libero da permettere l’espressione di ognuno, ma strutturato quel tanto che basta per guidare nella scrittura. Da qui l’idea del journal.
“The Museum of My Life” perché è così che immagino i ricordi: non una raccolta perfetta delle cose più importanti mai successe, ma una piccola “galleria” di cose che, in qualche modo, sono rimaste con noi.
È uno spazio che non vuole essere perfetto, ma vissuto: scritto, cancellato, riscritto, scarabocchiato. E poi di nuovo. Non va completato in ordine e nemmeno per forza riempito in ogni sua parte. Semplicemente, è uno spazio per iniziare a scrivere. Non per “scrivere bene”, ma per iniziare a farlo.
In fondo non conta “come”, quel che conta è iniziare.
L'Esperienza del Self-Publishing
« Pubblicare in self-publishing offre totale libertà creativa, ma richiede anche un grande lavoro di gestione: qual è stata la sfida più grande nel curare progetti così differenti in autonomia? »
La quasi totale libertà del self-publishing è stato il fattore che mi ha spinta a intraprendere questa strada. Gestire il progetto in ogni sua parte – dall’impaginazione, ai font, alle illustrazioni – è stato impegnativo e, spesso, alcuni refusi mi sono sfuggiti: un segno di punteggiatura, un margine sbilenco, un errore di battitura… penso faccia tutto parte del processo.
Comunque, penso che la sfida più grande sia stata – ed è tutt’ora – essere la promoter di me stessa. “Promoter”, che brutto termine. Non mi piace proprio. Non riesco a concepire l’idea che l’arte debba essere pubblicizzata. Cioè, non che io debba pubblicizzare la mia arte.
Forse il problema e che non mi reputo all’altezza, che non ci credo abbastanza, che sono bravissima ad auto sabotarmi… non lo so.
Sicuramente avere una casa editrice alle spalle aiuta molto sul lato della promozione, ma è anche vero che noi autori dobbiamo imparare. Imparare a esporci, a credere nei nostri progetti, a portare avanti le nostre idee. Ad accettare che nulla può essere perfetto, ma che tutto ha un valore. Anche il nostro lavoro. E possiamo riconoscercelo, senza per questo sentirci “arrivati” o presuntuosi.
Sguardo al Futuro
« Avendo già sperimentato così tanti generi, c'è un nuovo formato o tema con cui vorresti metterti alla prova nei prossimi progetti? »
Pensando al futuro, sono aperta a ogni possibilità: qualsiasi cosa riesca coniugare il mio amore per la scrittura e per la psicologia.
In questo periodo – tra esami, tirocinio e vari impegni– fatico a trovare il tempo e la concentrazione necessari per scrivere ex novo, ma, come ho confidato a qualcuno, c’è un mio manoscritto che sta cercando casa. È un progetto a cui sto lavorando da più di un anno, che è stato valutato positivamente da alcune Case Editrici e che – mi auguro – possa essere al più presto nelle mani dei lettori.
Nel frattempo, porto avanti gli studi e sfrutto ogni occasione per sperimentarmi nella conduzione di laboratori di scrittura creativa. Soprattutto, cerco di coltivare la mia interiorità, con l’obiettivo di lavorare sempre con ciò che amo: le persone e le loro parole.
Ora tocca a Noi:
Il nostro augurio per Angy: abbiamo conosciuto Angelica nel 2025 con il suo libro di poesie "Cercare il libro". Con lei c'è sempre stata sintonia, grazie anche alla persona dolce, pura, genuina, vera e gentile che abbiamo "incontrato" attraverso gli schermi. Abbiamo collaborato insieme affinché i suoi libri arrivassero ai cuori delle persone. Speriamo di cuore che tutti i suoi sogni possano realizzarsi perché questa ragazza nella sua semplicità può arrivare tanto lontano. Le difficoltà ci saranno sempre, ma il posto sicuro c'è sempre, e qui lo potrai sempre trovare. Noi siamo sicure che il suo viaggio è solo all'inizio, ma un inizio già pieno di meraviglie.
Le ragazze del club del libro, F.
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