Intervista a Valerio Franculacci

Pubblicato il 10 luglio 2026 alle ore 11:49

Nuova intervista in compagnia di un altro scrittore, Valerio!

Mi chiamo Valerio Franculacci, sono nato a Bologna nel 1990 e sono un autore di
romanzi fantasy. Mi sono laureato in Giurisprudenza all’Università della mia città e
ho lavorato per un periodo nel settore bancario. In seguito all’esperienza del Covid,
ho iniziato a lavorare come docente nella scuola primaria. Oggi insegno, studio
Scienze della Formazione Primaria e, in ogni spazio possibile, scrivo.
Sono un grande appassionato di fantasy, giochi di ruolo, fumetti, cinema di genere,
miti e leggende. Da oltre vent’anni ricopro il ruolo di Dungeon Master: questo
significa che per moltissimo tempo della mia vita ho costruito trame, personaggi,
mondi, popoli, religioni, conflitti e storie da far vivere ai miei giocatori.
Da questo percorso è nato Il Dominio di Aster, un universo narrativo fantasy
originale su cui lavoro da quasi un decennio. Il mio romanzo Il Tramonto della
Passione è ambientato in questo mondo: un dark fantasy per adulti, sensuale, oscuro,
provocatorio, che mette in discussione alcuni miti romantici molto diffusi, soprattutto
l’idea che l’amore possa sempre redimere il “mostro”.

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

In un certo senso, ho iniziato molto presto. Intorno ai quindici anni ho cominciato a raccontare storie attraverso il gioco di ruolo. All’epoca forse non lo chiamavo ancora “scrivere”, ma di fatto costruivo trame, personaggi, dialoghi, luoghi, intrighi, conflitti.

La scrittura vera e propria è arrivata dopo, ma il nucleo era già lì: il bisogno di creare mondi e farli vivere ad altre persone. Ho iniziato a progettare l’universo narrativo de Il Dominio di Aster nell’estate del 2016 e da allora scrivo praticamente ogni giorno. Il progetto di studio e scrittura ha avuto un grande impulso durante il periodo del Covid.

  1. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

Credo il desiderio di raccontare storie più grandi di me. Sono sempre stato attratto dai mondi complessi, dalle creature ambigue, dai personaggi moralmente irrisolti, dai miti, dalle religioni immaginarie, dagli intrighi politici.

Per anni ho usato il gioco di ruolo come strumento narrativo. A un certo punto, però, le ambientazioni già pronte hanno iniziato a starmi strette. Mi sono chiesto: “E se provassi a creare un mondo tutto mio?”

Da lì è nato Aster.

  1. Quando sei diventato scrittore?

Formalmente, quando ho iniziato a pubblicare, nel 2023. Però credo che si diventi davvero scrittori quando si accetta la responsabilità della propria storia.

Un momento che considero fondamentale è stato quello in cui ho deciso di ritirare dal mercato il mio primo romanzo, Il Dominio di Aster – La Città delle Opportunità. Non l’ho fatto perché non credessi più nel progetto, anzi: l’ho fatto perché ci credevo troppo per lasciarlo in una forma che non sentivo all’altezza.

In quella occasione ho capito che scrivere non significa solo “avere fantasia”. È metodo, studio, riscrittura, autocritica e anche coraggio. Ho intrapreso un percorso di studio della narratologia e dello storytelling che dura tuttora.

  1. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Non ho una posizione ideologica. L’indipendenza mi ha dato libertà, controllo e la possibilità di imparare tantissimo: editing, impaginazione, sinossi, promozione, rapporto diretto con i lettori.

Allo stesso tempo, mi piacerebbe lavorare con una casa editrice seria, capace di credere davvero nel progetto e di valorizzarlo senza snaturarlo. Per me la questione non è “casa editrice sì” o “casa editrice no”: si tratta di trovare il percorso giusto per Aster.

  1. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

Non ho esperienza con questo tipo di problematica. Anzi, forse vivo proprio il suo opposto: ho talmente tante idee da non riuscire a metterle in pratica per mancanza di tempo. In altri momenti ho sperimentato periodi di saturazione. A volte le idee ci sono, ma non riescono a prendere la forma giusta. Altre volte sento che una scena non funziona, ma non capisco subito perché.

Questo nasce dalla disconnessione tra ciò che voglio raccontare e il modo in cui lo sto raccontando. Quando succede, torno ai personaggi, al conflitto centrale, al senso profondo della scena. Mi chiedo: “Perché questa parte deve esistere?”

Se non trovo una risposta, forse quella scena non serve davvero.

  1. Perché hai deciso di diventare scrittore?

Perché a un certo punto ho capito che non mi bastava più immaginare. Volevo lasciare una forma concreta a tutto quello che avevo costruito.

Aster è diventato parte della mia vita: popoli, regni, linguaggi, religioni, mappe, miti, personaggi. Scrivere è stato il modo più naturale per dare ordine a tutto questo e trasformarlo in qualcosa che potesse arrivare anche agli altri.

Poi c’è anche un altro motivo, ancora più intimo: lasciare al mondo una traccia di me.

  1. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?

Sì, moltissimo. Per un autore emergente i social sono quasi inevitabili, soprattutto se si pubblica in modo indipendente. Sono una vetrina, ma anche uno spazio di relazione.

Io li uso per far conoscere il mio mondo narrativo, i personaggi, il dietro le quinte, le ispirazioni, le illustrazioni e anche il mio percorso da autore. Non li vivo solo come pubblicità: li considero un’estensione del progetto.

Certo, non è semplice. I social chiedono costanza, strategia, energia. Spesso è faticoso e frustrante, specialmente per chi non era abituato a usarli prima e non dispone di particolari mezzi economici. Però permettono anche di creare una comunità intorno a un immaginario, e per un fantasy questa cosa è preziosa.

  1. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Parto quasi sempre dal mondo e dal conflitto. Mi interessa capire in quale società vive un personaggio, quali regole lo schiacciano, quali desideri lo muovono, quali colpe porta con sé.

Non costruisco i personaggi come “buoni” o “cattivi”. Cerco di renderli contraddittori, ambigui, vivi. Voglio che abbiano desideri comprensibili anche quando compiono azioni discutibili.

La trama nasce dall’incontro tra le loro volontà. Quando due personaggi vogliono cose incompatibili, la storia comincia davvero.

  1. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

Per me è essenziale l’intreccio tra trama, personaggi e universo narrativo. Nel fantasy non riesco a considerarli elementi separati: il mondo non è solo uno sfondo, i personaggi non sono semplici pedine e la trama non è una sequenza di eventi messa lì per farli muovere.

Il mondo genera regole, limiti, credenze, paure e desideri. I personaggi nascono dentro quel sistema, lo subiscono, lo sfidano, lo tradiscono o lo trasformano. La trama, a sua volta, prende vita proprio dallo scontro tra ciò che i personaggi vogliono e ciò che il mondo permette loro di essere.

Se devo scegliere, quindi, non scelgo davvero tra trama e personaggi: scelgo la loro relazione. È lì che per me nasce una storia forte.

  1. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?

All’inizio facevano male, inutile fingere il contrario. Quando scrivi un libro ci metti dentro anni di lavoro, sogni, insicurezze, tentativi, aspettative. Una recensione negativa può colpirti.

Bisogna però fare una grande distinzione. Ci sono critiche utili, anche dure, che possono aiutarti a crescere: queste sono le critiche costruttive. E ci sono giudizi che semplicemente non hanno niente da aggiungere, sono fini a sé stessi: questi possono farmi arrabbiare i primi minuti, ma poi li ignoro; sempre più spesso ci rido sopra.

Cerco di prendere sul serio ciò che può migliorarmi, senza lasciare che ogni opinione diventi una sentenza sulla mia identità di autore. Anche perché nessuna recensione dovrebbe avere il potere di definire chi sei.

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?

La riscrittura. Scrivere la prima versione può essere faticoso, ma ha anche una componente istintiva, quasi euforica. Riscrivere, invece, significa guardare il testo con lucidità.

Devi tagliare cose che ami, correggere debolezze, accettare che un passaggio magari funziona nella tua testa ma non sulla pagina. È lì che capisci se vuoi davvero migliorare.

La parte più difficile, per me, è trasformare una buona intuizione in una forma narrativa davvero efficace.

  1. Che consiglio dai ai nuovi autori?

Di non avere fretta. Oggi sembra che tutto debba essere pubblicato, mostrato e venduto subito. Invece la scrittura ha bisogno di tempo.

Consiglierei di leggere molto, studiare, accettare le critiche, imparare le basi dell’editing e non innamorarsi troppo della prima versione.

E soprattutto: non basta avere un’idea bella. Bisogna imparare a darle una forma leggibile, coinvolgente, solida.

  1. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?

Gli direi di informarsi bene. Il mondo editoriale può essere meraviglioso, ma anche pieno di illusioni, scorciatoie e promesse poco chiare, per non dire vere e proprie trappole.

Prima di pubblicare bisogna chiedersi: il testo è davvero pronto? È stato letto da qualcuno di affidabile? È stato revisionato? La copertina è professionale? La sinossi funziona? Il libro è impaginato bene?

Pubblicare è emozionante, ma significa anche esporsi. Meglio arrivarci con più consapevolezza possibile.

  1. Quanti libri hai scritto finora?

Ho scritto tre romanzi ambientati nel Dominio di Aster.

Il primo è Il Dominio di Aster – La Città delle Opportunità, che ho pubblicato e poi ritirato dal mercato per riscriverlo in una forma più matura. In quei giorni avevo pronto anche il suo seguito, che ne avrebbe completato la storia, ma ha ovviamente subito la sorte del primo.

Il terzo è Il Tramonto della Passione, attualmente il mio romanzo pubblicato. Oltre a questi, ho moltissimo materiale narrativo legato ad Aster: documenti molto estesi su personaggi, mappe, cronologie, miti, appunti, lingue, giochi e progetti futuri.

Infine, tra non molto ci sarà un annuncio, ma lo farò sul mio canale.

  1. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

Impossibile dirlo, sono tutti, in modo diverso, come figli miei. Pertanto, parlerò dell’unico attualmente pubblicato.

Il Tramonto della Passione è stato il libro in cui ho osato di più.

È un romanzo più oscuro, adulto, sensuale, provocatorio. Mi ha permesso di giocare con certe aspettative del fantasy romantico e del mito del “mostro da salvare”, ma ribaltandole.

Mi è piaciuto perché mi ha obbligato a spingermi in zone più scomode: desiderio, potere, corruzione, fede, attrazione, colpa. Non è stato sempre facile, ma proprio per questo è stato importante.

  1. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Lo farò a breve sul mio profilo.

Nel frattempo, il progetto principale resta la riscrittura de La Città delle Opportunità, il primo romanzo ambientato nel Dominio di Aster.

Sarà un ritorno alle origini, ma con molta più consapevolezza. Il mondo è lo stesso, ma la scrittura, la struttura e il modo di raccontarlo saranno molto più maturi. Voglio che Aster emerga con tutta la sua forza: non solo come ambientazione fantasy, ma come universo vivo, con politica, religione, conflitti, culture, lingue e personaggi capaci di lasciare il segno.

In parallelo continuo a sviluppare altri materiali legati al mondo di Aster, perché per me non è un singolo libro: è un progetto narrativo molto più ampio.

  1. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

Il silenzio, prima di tutto. Oppure una musica molto coerente con l’atmosfera della scena.

Mi aiuta anche avere chiaro il senso di ciò che sto scrivendo. Se so perché una scena è importante, entro più facilmente nel flusso. Se invece sto solo “riempiendo spazio”, mi risulta più difficile.

E poi mi aiuta pensare per immagini: vedo il luogo, il personaggio, il gesto, il dettaglio. Da lì provo a trasformarlo in parole.

  1. Quale autore famoso ritieni migliore?

Non so se esista davvero “il migliore”. Dipende da cosa si cerca.

Per importanza e immaginario, Tolkien resta inevitabile: ha cambiato per sempre il modo di concepire il fantasy. Però, per gusto personale, sono molto affascinato anche da George R. R. Martin, soprattutto per la complessità politica, i personaggi moralmente ambigui e la capacità di rendere il potere qualcosa di sporco, umano e contraddittorio.

Direi quindi Tolkien per l’eredità, Martin per il tipo di complessità narrativa che sento più vicina.

  1. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Ovunque. Nei miti, nella storia, nei film, nei videogiochi, nei giochi di ruolo, nei fumetti, nelle religioni, nei simboli, nelle conversazioni quotidiane.

A volte un’idea nasce da una domanda molto semplice: “E se in questo mondo funzionasse al contrario?” Oppure: “Che cosa succederebbe se un simbolo positivo, in un’altra cultura, fosse invece legato al male?”

Mi interessa molto prendere elementi familiari e spostarli in un contesto diverso, fino a farli diventare qualcosa di nuovo.

A volte, le idee mi capita di sognarle.

  1. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?

Non ho un casting definitivo, anche perché i personaggi di Aster nascono prima di tutto nella mia immaginazione e non come copie di volti reali.

Però, giocando un po’, per Elodì immaginerei un’attrice capace di unire dolcezza, sensualità e forza interiore: qualcuno con una presenza intensa, elegante, ma anche fragile quando serve.

Per Mendol servirebbe un attore magnetico, inquietante, fisico, capace di essere seducente e pericoloso allo stesso tempo.

Per Nacciù immaginerei invece un interprete capace di trasmettere disciplina, durezza morale e conflitto interiore. Un volto severo, controllato, quasi militare, ma con una crepa emotiva sotto la superficie. Nacciù non dovrebbe essere interpretato solo come un uomo forte: dovrebbe far percepire il peso delle sue scelte, della sua fede, dei suoi desideri e delle sue contraddizioni.

Per Narcyssa, invece, immagino una presenza quasi regale, fredda, bellissima e spaventosa: una figura che domini la scena anche quando parla poco.

Più che nomi precisi, cercherei interpreti capaci di restituire l’ambiguità dei personaggi. In Aster nessuno dovrebbe sembrare completamente innocente.

  1. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Sì, anche se credo che non sia sempre facile spiegare dall’esterno quanto lavoro ci sia dietro un progetto fantasy.

La persona che mi sostiene di più è la mia ragazza, Giulia. È stata la mia prima fan ed è una delle presenze più importanti dietro le quinte del Dominio di Aster. Con lei condivido idee, personaggi, snodi narrativi, dubbi e intuizioni in vere e proprie sessioni costanti di brainstorming e discussione.

Anche alcuni amici storici mi hanno accompagnato nel progetto, leggendo, commentando, discutendo e aiutandomi a vedere cose che magari da solo non avrei notato.

  1. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Sì, e sono tra i momenti più belli. Alcuni mi scrivono per dirmi che sono rimasti colpiti dal mondo, dall’atmosfera, dai personaggi o dalla particolarità dell’ambientazione.

Mi fa molto piacere quando qualcuno percepisce che dietro Aster non c’è solo una storia, ma un universo più grande. Quando un lettore mi fa domande sui personaggi, sui popoli, sulle regole del mondo o su cosa accadrà dopo, capisco che è entrato davvero dentro l’immaginario.

Per un autore emergente non c’è molto di più bello.

 

 

 

Ringrazio davvero chi mi ha dato questo spazio e chi avrà voglia di scoprire il mio lavoro.

Per me, scrivere significa costruire mondi in cui il lettore possa perdersi, ma anche ritrovare qualcosa di umano: desideri, paure, contraddizioni e sogni.

Il Tramonto della Passione è il mio invito a entrare nel Dominio di Aster: un mondo oscuro, sensuale, crudele, ironico e pieno di simboli che non sempre dicono la verità.

A chi legge, grazie di cuore. E a chi entrerà in Aster per la prima volta: fate attenzione. Da certi mondi non si esce mai davvero uguali.

Valerio Franculacci


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