Ritorniamo con una nuova intervista ad un nuovo autore!
- Quando hai iniziato a scrivere?
Alle elementari per raccontare il mondo che sognavo, a 20 anni per raccontare il territorio in cui vivo (faccio il giornalista), a 53 per raccontare storie che crescevano nella mia coscienza.
- Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
Le buone letture giovanili
- Quando sei diventato scrittore?
Ho pubblicato solo due libri (una biografia e un romanzo) ma non mi sento ancora completamente uno scrittore. Forse perché non lo faccio per vivere; o meglio, lo faccio per far vivere altre vite.
- Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?
Con il mio primo libro non sapevo quasi nulla delle dinamiche nel mondo editoriale e dunque mandavo ingenuamente il manoscritto a tutte le case editrici. Dopo il muro di silenzio e alcune proposte indecenti come quelle di chiedere soldi all’autore, ho scoperto il mondo del self. Ora questa soluzione la cambierei solo se una CE mi garantisse la distribuzione nazionale, ovvero l’unica cosa che pochissime CE fanno e che io non sono in grado di occuparmene da solo.
- Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
È sempre in agguato perché posso scrivere solo a fine giornata, quando la stanchezza psico-fisica si fa sentire.
- Perché hai deciso di diventare scrittore?
Il giornalismo non mi bastava più.
- I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Sì, ma non vado oltre le ads sui social e qualche brava bookstagrammer che mi offre un supporto di visibilità.
- Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Pensando, pensando moltissimo. A volte, anche parlando da solo. Se non faccio così, non nasce niente di interessante.
- Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
La trama. Decido prima cosa raccontare e poi attraverso chi. Sui personaggi si può sempre lavorare dopo e spesso basta una frase o la descrizione di una mania particolare per dare loro il giusto spessore.
- Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
Ci rimango male solo in due casi: quando il recensore si erge a maestro con la matita rossa e quando si intuisce che non ha letto il libro.
- Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?
Rileggere facendo finta che non sappia già ciò che sta scritto. Faccio fatica a mettermi nei panni del lettore, ma so che è indispensabile per farsi capire e per colpire.
- Che consiglio dai ai nuovi autori?
Di cercare sempre la parte divertente in questo duro e affascinante lavoro.
- Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Di farsi trovare pronto per la promozione, una vera e propria attività aggiuntiva alla scrittura. Ma la perseveranza è, secondo me, il secondo aspetto caratteriale che deve avere uno scrittore. Il primo è l’incoscienza.
- Quanti libri hai scritto finora?
Due: la biografia della rock band femminile The Warning (“The Warning – Una straordinaria favola rock”) nel 2024 e il mio primo romanzo (“Tutto Ha Posto – Non ci sono errori”) qualche mese fa.
- Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
Il primo è stato il risultato di un enorme lavoro di ricerca e mi ha fatto muovere nel mondo di una band che io amo follemente. Il secondo mi ha fatto dire spesso a me stesso -con tutta la modestia del caso- che sono davvero bravo.
- Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
Ce ne sono due in cantiere: una edizione aggiornata della biografia delle Warning che vorrei pubblicare a dicembre e il seguito di “Tutto Ha Posto” per l’estate dell’anno prossimo.
- Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Guardare nel vuoto.
- Quale autore famoso ritieni migliore?
Mai letto la gran parte della produzione letteraria di un singolo autore. Pertanto i miei preferiti non sono tanto gli autori in sé, quanto alcuni loro libri. Il mio podio in questo senso è: Cent’anni di solitudine, La casa degli spiriti, Il maestro e Margherita.
- Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Dalla vita di tutti i giorni e da persone che conosco. Per quello che mi riguarda, mi aiuta di più la realtà della fantasia. A me la fantasia serve di più per lo stile di scrittura che per la narrazione.
- Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
Il personaggio di Passione in “Tutto Ha Posto” l’ho immaginato simile all’attore Fabrizio Gifuni nel film “Il capitale umano”. Freddo, cupo e altero. Gifuni è un attore che, tra l’altro, mi piace molto.
- La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Anche se spesso sono solo quando scrivo, mia moglie, mia figlia e mio figlio, al contrario di altri momenti, non mi stanno accanto ma mi stanno intorno. Sento comunque i loro sguardi benevoli e il loro silenzioso incitamento. Tanto mi basta.
- I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Per il primo libro, quello sulla band The Warning, ho ricevuto messaggi da Usa, Germania, Uk e anche Italia. Da loro è arrivato il ringraziamento per aver dato ordine ad una storia straordinaria. Per “Tutto ha posto”, i messaggi ricevuti contengono la stessa sollecitazione: scrivere il seguito.
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