Intervista ad Alessandra Piola

Pubblicato il 29 settembre 2026 alle ore 10:07

Intervista ad un autrice per i piccoli lettori!

"Sono Alessandra Piola, autrice e creatrice del progetto Con i tuoi occhi – Ogni emozione ha il suo sguardo. Mi occupo di libri per bambini, materiali educativi e contenuti narrativi legati al mondo delle emozioni, con una particolare attenzione al punto di vista e al modo in cui i bambini imparano a dare un nome a ciò che sentono. Sono creativa, parecchio pignola e molto curiosa del pensiero degli altri. Amo la scuola, adoro costruire collegamenti e faccio molta fatica ad accontentarmi di una risposta sola quando posso guardarne cinque diverse. Probabilmente è anche per questo che ho finito per creare un progetto che parte proprio da lì: cambiare sguardo per capire meglio ciò che abbiamo davanti."

1. Quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere davvero quando ho smesso di pensare che le idee dovessero rimanere soltanto nella mia testa.
Per molto tempo ho lavorato in ambito editoriale occupandomi di progetti altrui, mentre le mie storie continuavano
ad aspettare. A un certo punto, anche grazie all’insistenza di mio marito che da anni mi ripeteva di provarci, ho
deciso di fare il contrario: prendere sul serio una mia idea e vedere fin dove poteva arrivare.
La fantasia, in realtà, mi accompagna da molto prima. Da bambina vivevo in montagna e trasformavo facilmente una
passeggiata, un sentiero o un ponte traballante in qualcosa di molto più avventuroso del necessario. Ma credo che ci
sia una bella differenza tra inventare storie e decidere di diventare autrice. Per me quel passaggio è arrivato molto
più tardi, quando ho scelto di dare alle mie idee una forma concreta e di metterci davvero il mio nome.


2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?
La necessità di dare una forma alle idee. Io ragiono molto per immagini, collegamenti e punti di vista e, a un certo
punto, scrivere è diventato il modo più naturale per mettere insieme tutti questi pezzi. Mio marito, poi, per anni mi
ha ripetuto che avrei dovuto farne dei libri. Alla fine l’ho ascoltato!


3. Quando sei diventato scrittore?
Il mio primo libro, Missioni e attività nel bosco, è uscito a luglio del 2025.
Ho scelto di esordire con un libro di attività per bambini perché volevo fin da subito creare con loro un primo
contatto diretto. Oggi non è sempre facile avvicinare i bambini alla lettura e, in più, l’approccio giocoso e
coinvolgente fa parte del mio modo di essere e di raccontare.
Volevo proprio che il bambino entrasse nel Bosco di Contà giocando, osservando, scegliendo e soprattutto
divertendosi. È stato il primo passo concreto di Con i tuoi occhi e, in fondo, anche il modo più naturale per presentarmi ai
bambini: facendoli entrare subito nel mio mondo, non da spettatori, ma da protagonisti.


4. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?
Assolutamente indipendente. Sono in self per scelta e mi piace poter decidere ogni dettaglio, anche quelli che agli
occhi degli altri possono sembrare minuscoli ma che, per me, contribuiscono a dare identità a tutto il mio universo
narrativo.
Mi piace avere il controllo sul progetto nella sua interezza: testo, grafica, formato, materiali, stampa, presentazione.
Non voglio limitarmi a scrivere una storia e consegnarla ad altri perché decidano che forma darle.
Anzi, se guardo al futuro, vedo nella mia strada anche qualche sfumatura da editrice. Con il nuovo libro natalizio ho
già fatto un passo importante in questa direzione, occupandomi personalmente non solo della storia e della
progettazione, ma anche della stampa e di tutto ciò che riguarda la nascita concreta del libro.
Per me il self non è una soluzione di ripiego. È parte del modo in cui ho scelto di costruire il mio mondo.


5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?
Più che il blocco dello scrittore conosco benissimo il blocco della pignola! Scrivo, rileggo, modifico, torno indietro e
magari quella frase che sembrava perfetta il giorno prima improvvisamente non mi convince più. Quando succede,
preferisco lasciare riposare il testo piuttosto che obbligarmi a produrre qualcosa.

6. Perché hai deciso di diventare scrittore?
A un certo punto ho deciso di smettere di lavorare soltanto sulle idee degli altri e concedere spazio alle mie. Alcuni
cambiamenti personali e lavorativi mi hanno dato la spinta definitiva. Avevo storie, personaggi e un modo molto
preciso di parlare ai bambini: volevo finalmente provare a farlo con la mia voce.


7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?
Sì, ma richiedono tantissimo tempo. Tempo per farsi conoscere, per creare un rapporto con chi legge e soprattutto
per far maturare quella fiducia che non si costruisce certo con un solo post.
Per me i social sono importanti perché permettono di mostrare non solo la copertina di un libro, ma anche quello
che c’è dentro: pagine, dettagli, idee, retroscena e tutto il lavoro che accompagna una storia.
Detto questo, non sono presente H24 e non voglio esserlo. Quel tempo, molto spesso, scelgo di dedicarlo alla mia
famiglia. Preferisco quindi esserci quando ho davvero qualcosa di importante da raccontare, senza sentirmi obbligata
a pubblicare per forza ogni giorno.


8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?
Spesso parto da un’emozione o da una situazione molto concreta. Poi mi chiedo: “Gustavo come reagirebbe? E
Ruggero cosa gli direbbe?”. Da lì nasce quasi spontaneamente il dialogo. Gustavo e Ruggero rappresentano anche
due parti del mio modo di ragionare e, in molti casi, riprendono dinamiche che vivo quotidianamente con i miei figli.


9. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?
I personaggi, senza dubbio. Gustavo e Ruggero sono presenti in ogni storia, nei materiali didattici e negli episodi della
serie animata: sono loro il cuore di tutto il progetto.
Attorno a loro costruisco ogni volta la trama che meglio si adatta all’emozione che voglio raccontare, spesso
partendo anche da ricordi della mia infanzia o da situazioni quotidiane.
Per me è quindi fondamentale mantenerli autentici nel tempo, senza snaturarli. Possono affrontare emozioni,
problemi e contesti diversi, ma devono restare sempre riconoscibili nel loro modo di parlare, reagire e guardare il
mondo.


10. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?
In realtà, al momento non mi è ancora capitato di riceverne. Le recensioni che ho sono ancora poche, ma sono tutte
positive.
Quello che apprezzo di più, però, è la sincerità. Mi è capitato che una mamma mi scrivesse: “Non ti offendere, ma a
mio figlio piace solo Ruggero. Gustavo no.” E a me questa cosa ha fatto sorridere tantissimo.
Perché non c’è nulla di offensivo, anzi. Significa che quel bambino ha fatto una scelta affettiva, si è legato a un
personaggio più che a un altro e ha vissuto davvero la storia.
Per me è bellissimo sapere che il libro non è arrivato soltanto tra le mani di un bambino, ma anche nel suo cuore e
nelle sue emozioni.


11. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?
Ora vi faccio ridere.
La cosa più difficile è ritrovare tutti gli appunti che ho lasciato in giro sui vari foglietti sparsi per casa, proprio quando
finalmente è arrivato il momento di mettere insieme i pezzi e scrivere davvero la storia.
Quando mi viene un’idea, una frase o un dialogo che mi piace, me lo segno ovunque: sul primo foglio che trovo, su
un taccuino, su un pezzetto di carta. Il problema è che sono anche abbastanza disordinata.
Quindi sì, ve lo posso assicurare: prima ancora dell’editing o della stesura, la vera impresa è recuperare tutto quello
che ho seminato in giro.


12. Che consiglio dai ai nuovi autori?
Usate le vostre idee e non abbiate gelosia o invidia degli altri colleghi, arrivare al lettore non è una gara di “chi arriva
per primo” bensì di “chi resta nel cuore”.

13. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?
Stai per aprire la tua anima al mondo o vuoi semplicemente tentare la fortuna per qualche spicciolo? Le strade da
percorrere sono ardue, ma differenti…

14. Quanti libri hai scritto finora?
Il mio catalogo, al momento, comprende sei libri.
Tra questi ci sono due albi illustrati di Natale. C’è un vero e proprio calendario dell’Avvento da leggere giorno dopo
giorno, L’alfabeto di Natale, mentre l’altro, Una danza con i fiocchi, è un’edizione natalizia speciale, curata in ogni
dettaglio e stampata a 360 gradi, pensata per essere bella da leggere ma anche da tenere tra le mani.
Poi c’è Missione attività nel bosco, il nostro libro di giochi e attività, e Dieci regali per Gustavo – Un compleanno da
contare, nato per avvicinare i bambini ai numeri attraverso lettura, manipolazione e gioco.
Abbiamo anche Sembra ma non è – Halloween nel Bosco di Contà, dedicato alla paura e alle apparenze, che unisce la
storia a ricette pensate per parlare di sana alimentazione anche nei momenti di festa.
Infine c’è Che emozione stare insieme!, un manuale operativo ricco di attività, percorsi e idee per lavorare
concretamente sulle emozioni, pensato per insegnanti, educatori e anche per genitori particolarmente attenti a
questi temi.
E nel 2027 il catalogo continuerà a crescere, perché ho già diversi nuovi progetti in lavorazione.

15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?
È difficile scegliere, perché ognuno mi ha permesso di sperimentare qualcosa di diverso. Però il nuovo libro natalizio
occupa sicuramente un posto particolare: è una storia che custodivo da molto tempo e che, inizialmente, avrebbe
dovuto essere addirittura il mio primo libro. Aver aspettato le ha permesso di diventare ciò che volevo davvero.

16. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?
In uscita il 1° ottobre Una danza con i fiocchi è un albo natalizio, ambientato nel Bosco di Contà.
Gustavo, Ruggero e Zuzzì si troveranno alle prese con un’emozione che spesso facciamo fatica ad ammettere: la
gelosia. È anche il primo libro illustrato interamente da una professionista, Mirti, e per me rappresenta un nuovo
capitolo del progetto.


17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?
Il silenzio aiuta, anche se con tre figli ho imparato che è meglio non farne una condizione indispensabile! Quando
entro davvero nella storia tendo comunque a isolarmi abbastanza dal resto. E ho bisogno di poter tornare
continuamente indietro: difficilmente scrivo senza rileggere quello che precede.


18. Quale autore famoso ritieni migliore?
Non sono nessuno per stabilire chi sia il migliore tra gli scrittori. Posso però dire quali sono le storie a cui sono più
affezionata: quelle di Altan.
Adoro la Pimpa. Sono cresciuta con le sue avventure, con la semplicità e la simpatia di questa adorabile cagnolina e,
dopo più di trent’anni, continuo ad apprezzarla esattamente come allora.
La cosa più bella è che oggi piace anche ai miei figli. Per me è diventata un vero classico e spero sinceramente che
non passi mai di moda.

19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?
Praticamente ovunque! Nei miei figli, nelle conversazioni, nella scuola, nelle mie paure, nelle cose che mi fanno
ridere e soprattutto nelle domande… Molte storie nascono quando qualcosa mi fa pensare: “E se la guardassimo in
un altro modo?”. Il nome Con i tuoi occhi non è scelto per caso.


20. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?
Qui mi mettete in difficoltà perché Gustavo e Ruggero nella mia testa sono talmente loro che faccio fatica a
immaginarli con un altro volto! Se diventassero un film, credo che mi divertirebbe molto di più scoprire chi riesce
davvero a restituire la loro ironia e il loro rapporto piuttosto che partire da un nome famoso.


21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?
Assolutamente sì. Mio marito è il mio fan numero uno da molto prima che esistessero i libri e, probabilmente,
senza la sua insistenza avrei continuato ancora per anni a dire “prima o poi scriverò”.
Anche i miei figli fanno inevitabilmente parte del processo: ascoltano, commentano e spesso diventano
inconsapevolmente una splendida fonte di materiale!


22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?
Sì, e sono probabilmente i messaggi che danno più senso a tutto il lavoro. Mi scrivono soprattutto genitori e
insegnanti raccontandomi come un bambino ha reagito a una storia o come hanno utilizzato un’attività.
Quando qualcuno mi racconta che un bambino ha riconosciuto una propria emozione attraverso ciò che ho creato,
per me vale tantissimo.

 

 

 

 

Se devo chiudere lasciando qualcosa di me, scelgo proprio il concetto che accompagna tutto il progetto:
ogni emozione ha il suo sguardo.
Mi piace pensare che i libri servano anche a questo. Non necessariamente a darci la risposta giusta, ma a farci alzare
gli occhi dalla nostra e accorgerci che, magari, accanto ne esiste un’altra.
Io continuerò sicuramente a raccontare Gustavo, Ruggero e il Bosco di Contà, ma sto anche preparando una piccola
rivoluzione personale: sto editando il mio primo romanzo distopico per adulti. Lì gli occhiali magici non ci saranno.
E forse sarà proprio quello il momento in cui servirà maggiormente imparare a guardare.

Alessandra Piola


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