Intervista a Morena Medugno

Pubblicato il 1 ottobre 2026 alle ore 09:00

Apriamo la giornata con una nuova intervista ad una bellissima autrice!

"Sono Morena Medugno, sono nata a Cava de’Tirreni (SA) e dal 2017 vivo in Svizzera, dove lavoro come educatrice in un centro per persone con disabilità. La scrittura mi accompagna da sempre, ma negli ultimi anni è diventata qualcosa di più: un modo per raccontare ciò che vivo, ciò che osservo e soprattutto le persone che incontro.

Ho pubblicato La strada di casa, un romanzo nato proprio dal mio lavoro e dalle esperienze che mi hanno cambiata, attraverso le storie di Giovanni, Lisa e Giuliano. Non è una storia autobiografica, ma dentro ci sono tantissime cose che mi appartengono."

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere da ragazzina, soprattutto per me stessa. Erano pensieri, pagine di diario, racconti che probabilmente non avrebbero mai dovuto vedere la luce. La scrittura è sempre stata il posto in cui riuscivo a dire cose che a voce facevo più fatica a esprimere.

  1. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

Ho iniziato a scrivere per mettere ordine nel caos della mia testa. Poi ho iniziato a farlo in maniera più “professionale” proprio quando quel caos prendeva il sopravvento. Impegnarmi seriamente nella scrittura mi ha aiutata molte volte a fare ordine, a creare spazio e a dare un senso a quello che avevo dentro. In qualche modo, scrivere è diventato il mio modo di mettere le cose al loro posto.

  1. Quando sei diventata scrittrice?

È una domanda che mi sono posta spesso. Forse non c’è un momento preciso in cui si diventa scrittori. Per me è successo quando ho smesso di pensare alla scrittura come qualcosa che facevo ogni tanto e ho iniziato a considerarla parte di me. Pubblicare La strada di casa ha sicuramente reso tutto più concreto.

  1. Vorresti essere pubblicata da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Sono un po’ una maniaca del controllo, quindi probabilmente la risposta si trova già lì. Pubblicare con una casa editrice è un po’ il sogno di chiunque scriva, ma l’autopubblicazione mi permette di non dover scendere a compromessi, di non dover cambiare o adattare il mio modo di essere e di creare. Sono minuziosa e mi piace avere l’ultima parola su quello che faccio. Per questo, almeno per ora, il self-publishing è la scelta che mi si addice di più.

  1. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

In realtà non l’ho ancora sperimentato davvero, e credo che il fatto di trarre molta ispirazione da quello che succede a me e intorno a me ne sia una delle ragioni. Ci sono stati, naturalmente, giorni in cui non sapevo cosa scrivere. In quei momenti, però, lavorare contemporaneamente su progetti diversi mi ha aiutata molto: mi permette di spezzare quella routine che, a volte, può portare al blocco. Se una storia si ferma, magari ce n’è un’altra che ha voglia di andare avanti.

  1. Perché hai deciso di diventare scrittrice?

Non so se ho davvero deciso di diventarlo. Credo che sia successo il contrario: a un certo punto ho capito che avevo delle storie che chiedevano di essere raccontate. Con La strada di casa, poi, ho sentito ancora di più la responsabilità di farlo, perché volevo raccontare persone che troppo spesso vengono raccontate attraverso una diagnosi e non attraverso ciò che sono.

  1. I social media svolgono un ruolo importante per te come autrice?

Sì, soprattutto Instagram. Ho creato anche Tra le crepe, uno spazio molto personale legato alla vulnerabilità, alla scrittura e alle emozioni. I social mi hanno permesso di incontrare lettori, altri autori e persone che probabilmente non avrei mai raggiunto altrimenti. Cerco però di usarli senza trasformare la scrittura in una gara di numeri.

  1. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Parto quasi sempre dalle persone. Prima ancora della trama mi interessa capire chi ho davanti: cosa desidera, cosa teme, cosa ama, cosa lo fa arrabbiare. Poi la trama si costruisce intorno al personaggio. Parto da quello che voglio fargli raccontare e lo trasformo in eventi, situazioni e relazioni. È il personaggio, in qualche modo, a indicarmi la strada.

  1. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

L’autenticità. È la cosa che cerco prima di tutto, sia nei personaggi sia nella storia. Voglio che quello che scrivo abbia qualcosa di vero, anche quando racconto situazioni inventate. Un personaggio può essere imperfetto, contraddittorio, persino scomodo, ma deve essere autentico. Altrimenti, secondo me, il lettore lo sente.

  1. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?

Non è sempre facile. Quando scrivi qualcosa di così personale, anche se non è autobiografico, una critica può arrivare in profondità. Però sto imparando a distinguere tra una critica al libro e una critica a me. La prima può persino aiutarmi a crescere; la seconda non deve necessariamente definirmi.

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è la più difficile?

La revisione. La prima stesura ha qualcosa di magico perché stai scoprendo la storia insieme ai personaggi. Poi arriva il momento in cui devi avere il coraggio di tagliare, riscrivere, spostare, eliminare. E io ho una curiosa abitudine: tutto quello che taglio finisce in un file a parte, perché non si sa mai. Magari un pezzo che oggi non funziona per una storia potrebbe trovare posto, un giorno, in un’altra.

  1. Che consiglio dai ai nuovi autori?

Di scrivere prima di pensare a pubblicare. Di imparare ad ascoltare le critiche senza permettere che cancellino la propria voce. E soprattutto di non aspettare di sentirsi “abbastanza scrittori”. A volte bisogna semplicemente iniziare.

  1. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?

Gli direi di prepararsi a scoprire che pubblicare è solo l’inizio. Il momento della pubblicazione è bellissimo, ma poi arriva il confronto con i lettori, le recensioni, la promozione, le aspettative. Bisogna avere pazienza e ricordarsi perché si è iniziato.

  1. Quanti libri hai scritto finora?

Ho scritto e pubblicato La strada di casa. Ma ho altri progetti nel cassetto e diverse storie che continuano a girarmi in testa. Quindi spero che il numero sia destinato a crescere.

  1. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

La strada di casa, semplicemente perché è il primo che ho portato fino alla fine e che ho avuto il coraggio di affidare ai lettori. È stato un viaggio molto intenso.

  1. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Posso dire che sto lavorando a nuovi progetti, ma preferisco non raccontare troppo finché non saranno pronti. Ci sono storie che hanno bisogno di rimanere ancora un po’ nel silenzio prima di essere condivise. E a volte devo essere pronta io per prima a lasciarle andare, soprattutto perché in quello che scrivo c’è moltissimo di me. Ops… forse ho già spoilerato qualcosa.

  1. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

La musica. Da sempre la musica mi ispira nella scrittura e ho praticamente una selezione per ogni sentimento. Ci sono canzoni che mi aiutano a entrare nella testa di un personaggio, altre che mi accompagnano quando devo scrivere qualcosa di più emotivo. A volte una canzone riesce a creare l’atmosfera giusta prima ancora che io abbia trovato le parole.

  1. Quale autore famoso ritieni migliore?

Potrei dirti quali sono gli autori che mi ispirano, ma non credo che “migliore” sia il termine che userei: la scrittura non è una gara. Tra gli autori che amo ci sono Elena Ferrante, Michela Murgia e Simone Tempia, con Vita con Lloyd. Qualcuno, una volta, mi ha detto che il mio modo di scrivere gli aveva ricordato David Grossman. Credo sia stato uno dei complimenti più belli che potessi ricevere.

  1. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Nelle persone. Nelle conversazioni, nei dettagli, nelle cose che vedo ogni giorno, nei ricordi, persino nelle situazioni apparentemente insignificanti. Credo che le storie siano un po’ ovunque, bisogna solo imparare a guardarle.

  1. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?

Non saprei scegliere degli attori precisi. Credo che dovrebbero essere persone capaci di restituire la complessità dei miei personaggi, che sono straordinariamente semplici e complessi allo stesso tempo. Non vorrei che venissero semplicemente “interpretati”: vorrei che venissero compresi.

  1. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Sì, e credo che abbiano visto soprattutto quanto mettermi a scrivere mi abbia “guarita”, o almeno quanto mi abbia aiutata a stare meglio e a rimettere ordine dentro di me. Mio marito, in particolare, ha visto da vicino tutto il percorso: le ore passate a scrivere, i dubbi, le correzioni, l’entusiasmo e anche le insicurezze. Mi ha sostenuta molto, anche semplicemente standomi accanto mentre cercavo di dare forma alle mie storie. Credo che per loro sia diventato evidente che la scrittura non è solo qualcosa che faccio, ma una parte di me che mi fa stare bene.

  1. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Sì, ed è una delle cose che mi emoziona di più. Mi scrivono per raccontarmi cosa hanno provato leggendo, quale personaggio hanno sentito più vicino, oppure semplicemente per dirmi che una determinata frase o una determinata storia è rimasta loro dentro. Per uno scrittore non credo ci sia regalo più grande: sapere che qualcosa che è nato nella tua testa e nel tuo cuore è riuscito ad arrivare in quello di qualcun altro.

 

 

 

 

 

"Forse con una cosa che vale sia per chi scrive sia per chi legge: non credo che le storie debbano necessariamente avere tutte delle risposte. A volte servono semplicemente a farci compagnia, a farci vedere qualcosa da un’altra prospettiva o a ricordarci che non siamo gli unici ad attraversare certe cose.

Io continuo a scrivere per questo. Per mettere ordine, per fare spazio e, qualche volta, per lasciare che qualcun altro trovi nelle mie parole un pezzetto della propria storia."

Morena M.


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Commenti

Morena
un'ora fa

Grazie a voi per la bellissima possibilità! ❤️