Intervista a Nikolas Dau Bennasib

Pubblicato il 3 ottobre 2026 alle ore 09:00

Vi presentiamo un nuovo autore!

"Napoletano di nascita, ma il mio cognome tradisce delle origini ancora più meridionali, molto più a sud di Lampedusa, nell’entroterra libico. Per contro, il mio nome non ha nulla di nordafricano, ma nemmeno di italiano, se è per questo. È lì solo per scelta di gusto dei miei genitori. Sono un pasticcio di cose diverse, che si riflette bene anche nella mia vita, trascorsa studiando ora filosofia, ora teologia, per poi spostarmi su lingue e traduzioni e finire nel diritto amministrativo.

In questo pasticcio, però, una costante è rimasta: l’amore per le storie, tanto da fruire quanto da raccontare. E quindi, volendo presentarmi, direi: Ciao, sono Nikolas. Nella vita faccio cose. E scrivo storie."

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Da piccolo, su uno di quei computer giocattolo della Clementoni, scrissi una breve storia su Robin Hood. Credo sia stato il mio primo reale tentativo di applicarmi alla stesura di una narrazione lunga autonoma, senza che fosse un tema scolastico. Tralascio i dettagli sul risultato. 

Invece, è molto più tarda, nel 2017, la scrittura di quello che ritengo il mio vero primo romanzo, una storia sui pirati, mai edita. Dopo quello sforzo creativo, che fu molto più appagante di quanto avessi prospettato, iniziai a scrivere con più costanza, fino alla pubblicazione di storie brevi e lunghe.  

  1. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

L’amore per le storie. Sono fondamentalmente una persona molto legata al visivo, quindi il mio primo sogno era quello di dedicarmi allo studio del fumetto, ma, man mano che approfondivo il settore, capivo che, pur essendo legato alla narrazione per immagini, erano le sceneggiature delle storie a catturarmi più che il disegno. Di fatto, capii di voler scrivere storie, indipendentemente se queste fossero illustrate o meno.

  1. Quando sei diventato scrittore?

Domanda difficile, perché dipende da cosa si intenda per scrittore. Volendo pensare che, dietro questa parola, si intenda qualcuno che, con criterio e ordine, abbia intrapreso e concluso la creazione di una narrazione in prosa, allora direi nel 2017, con il romanzo piratesco a cui ho accennato. Prima di quel momento, la scrittura è stata per lo più dilettantesca, come passatempo. 

Se, invece, si sottintende una pubblicazione riconosciuta, allora risale a un paio di anni dopo.

  1. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Sono sempre stato pubblicato da CE e mi trovo abbastanza bene. L’autopubblicazione è una strada che forse intraprenderò in futuro, magari per qualche progetto specifico, ma, ad oggi, non mi sento ancora abbastanza pronto ad affrontare le varie criticità che una pubblicazione indipendente comporta. 

  1. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

L’ho provato ed è una sensazione di impotenza terribile. Devo però dire che è un’esperienza che ho fatto poche volte e di durata relativamente breve. 

Generalmente, prima della stesura, pianifico abbastanza nel dettaglio ciò che andrò a scrivere. Questo mi evita di trovarmi davanti a una pagina bianca senza idee su come debba riempirla. Ovviamente, anche una buona pianificazione può non essere sufficiente, ma è sicuramente un aiuto fondamentale. 

Di solito, quelle volte che capita, il blocco mi prende solo nell’attacco della scena, nello scrivere le prime parole con cui avviare l’azione. Fatto questo, il resto viene da sé. 

  1. Perché hai deciso di diventare scrittore?

Era il modo più congeniale che avevo di poter narrare le storie che mi affollavano la mente. Mi bastava un foglio bianco e le parole con cui riempirlo. Nient’altro. Col tempo, poi, capii che mi sarebbe servita anche una certa formazione e disciplina, se avessi voluto portare a termine una storia coerente e degna di essere offerta a un pubblico. Se la narrazione per immagini del fumetto ha delle regole, anche la prosa del romanzo ha le sue. È una cosa che non viene spesso considerata.

  1. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?

Meno di quanto vorrei. O dovrei? Purtroppo, anche se hai scritto il futuro best seller dell’anno, nessuno lo comprerà se nessuno ti conosce. E, oggi, i social sono una vetrina, se non fondamentale, almeno importantissima per la promozione delle proprie storie. Ma, ahimè, anche i social hanno le loro regole per un funzionamento fruttuoso, e io non sempre riesco rispettare la costanza che richiedono. 

  1. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Tutto si deve basare su un conflitto. I personaggi hanno un obiettivo, una motivazione che li spinge, un ostacolo da superare e una trasformazione da effettuare. Ciò che sono all’inizio non è quello che saranno alla fine. 

La trama è spesso intricata – sono un lettore e scrittore più head che heart – e quindi tendo a partire da un concetto chiave che voglio trasmettere, lo inserisco come risoluzione/rivelazione di un problema e, da lì, ricostruisco a ritroso una trama che possa condurre all’epilogo scelto.

  1. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

Entrambi. Dipende, fondamentalmente, dalla storia che sto scrivendo. 

Resto comunque, come detto, uno scrittore molto head, e sono più interessato a scoprire dove mi porta la storia che a entrare in sintonia col personaggio. Devo, così, ammettere che tendo a divertirmi di più nel creare trame complesse che nel dare spessore o profondità al personaggio – cosa comunque importantissima e che, ovviamente, devo fare.

 

  1. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?

Cerco di valutarle oggettivamente, prendendo quello che hanno di buono come un insegnamento per il futuro e trascurando le critiche fini a se stesse.

Restano, comunque, un boccone difficile da digerire. Attualmente, non posso dire di averci fatto il callo. Magari in futuro riuscirò a prenderle con maggiore distacco.  

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è il più difficile?

Paradossalmente, è proprio la stesura. Mi diverte molto la fase preparatoria – ricerca, studio, pianificazione – ma, quando devo mettere in scena quello che ho solo astrattamente in testa, resta il momento più impegnativo. Credo perché sia il momento in cui quello che è dentro di te esce fuori e sarà esposto al giudizio del lettore. Ovviamente, la prima stesura sarà molto diversa da quella definitiva, ma resta il momento in cui ciò che funzionava come struttura di una narrazione dovrà funzionare anche come resa scenica ed emotiva, che trasmetta all’animo del lettore ciò che, come autori, si è provato. 

  1. Che consiglio dai ai nuovi autori?

Scrivete per voi e scrivete per gli altri. Scrivete di ciò che vi piace, così trasmetterete al meglio quello che avete dentro. Ma, se puntate alla pubblicazione, dovete capire che avrete, per l’appunto, un pubblico che vi leggerà. Affinché la storia a cui tenete funzioni, dovrete curarla nel contenuto e nella forma, come uno chef che prepara un piatto per i suoi clienti. Non è una mentalità “commerciale” che svilisce la vostra arte. Ma un semplice criterio di comunicazione della vostra opera a degli estranei, a cui ne proponete la lettura.

  1. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?

Non andare di fretta. Rivedi la tua storia, ponile domande per scoprirne i difetti e vedere se tutto regge. Falla leggere a qualcuno di fiducia, ma che sia sincero nei giudizi. Quando credi che, a conti fatti, la storia abbia un suo valore e una sua coerenza, ancora, non andare di fretta.

Studia bene come avviene la pubblicazione in self, nel caso di pubblicazione indipendente. Valutane i rischi, capiscine i vantaggi.

Poi valuta la pubblicazione con CE. Non gettarti sulla prima che trovi o su quella dov’è più facile entrare. Non tutte le CE sono uguali. Non tutte sono adatte alla tua storia, sia per prodotti venduti, sia per il pubblico di riferimento. 

La tua storia è la tua creatura e il tuo tempo. Rendila la migliore versione che può diventare e valuta bene a chi affidarla.

Poi decidi e vai!

  1. Quanti libri hai scritto finora?

Sono tre romanzi lunghi – la dilogia Uchronia VR e l’autoconclusivo Il senno perduto.

 

  1. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

L’ultima mia fatica, Il senno perduto, è stato, ad oggi, il libro che mi ha richiesto il maggior tempo di gestazione, ma che mi ha dato la maggiore soddisfazione nella stesura. Credo perché, vista la sua struttura a suo modo variegata, mi ha permesso di infilare nella macro-storia tanti riferimenti e tematiche a me cari. 

  1. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Al momento non ho nessun progetto che possa essere definito “prossimo”. Posso solo dire che ci sono tre storie che sono pronte per essere raccontate. Una piratesca, una “artistica”, una un po’ alla Silent Hill.

  1. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

Niente in particolare. Generalmente scrivo nel silenzio, anche se volte metto uno specifico tipo di musica per darmi un po’ le “vibes” per una determinata scena. 

  1. Quale autore famoso ritieni migliore?

Migliore, forse no, ma sono molto legato a Valerio Evangelisti, scomparso pochi anni fa. La sua saga dell’inquisitore Eymerich è stata fondamentale per i miei primi due romanzi storico-fantascientifici.

  1. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Ovunque. Libri, saggi, videogiochi, film, serie tv, informazioni lette casualmente in giro. Ed è un problema. Sono estremamente influenzabile dai prodotti di cui fruisco e quindi mi trovo ad essere ispirato, ad esempio, da opere di horror-soprannaturale, mentre sto scrivendo una storia fantascientifica. Le due cose non vanno sempre d’accordo. Quindi devo sforzarmi molto per restare concentrato su quello che scrivo e mantenerne la coerenza. 

  1. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?

Domanda a cui non avevo mai pensato, anche perché molti degli attori che mi vengono in mente sarebbero troppo vecchi per le loro controparti cartacee. Se devo dirne un paio, così, di pancia, direi Charithra Surya Chandran per Nima di Il senno perduto e Michael Fassbender per Klaus in Protocollo Uchronia.

  1. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Mi sostiene senza riserve, anche se guarda da lontano il processo dalla scrittura alla pubblicazione. È un mondo distante dal loro, ma fanno sentire la loro vicinanza e il loro apprezzamento quando raggiungo il risultato.

  1. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Capita che in DM su Instagram qualcuno mi contatti, tanto per commentare il romanzo appena letto, tanto per chiedere maggiori informazioni sulla storia. Si tratta, generalmente, di una bella cosa, ti mette in contatto diretto con il lettore che può aprirsi senza riserve in uno spazio più “privato”. Poi, ovviamente, ci sono le recensioni e le interviste, ma la cosa più bella e che fa sentire vicini lettore e autore sono sicuramente le visite in fiera, dove, oltre ai vari firmacopie, si può creare uno scambio che va oltre il libro scritto.

 

 

 

 

Vi ringrazio di avermi invitato in questo spazio e dell’impegno che mettete nel dare visibilità a questo piccolo, ma fervente mondo, che è quello degli autori italiani. 

Nikolas D. B.


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