Intervista a Davide Fusco

Pubblicato il 3 ottobre 2026 alle ore 15:00

Prima dell'uscita del suo libro facciamo questa intervista per conoscere meglio l'autore.

"Mi chiamo Davide Fusco, sono cresciuto tra l’Italia e l’Inghilterra e di mestiere mi occupo di sicurezza informatica e di compliance aziendale. Nel tempo libero leggo, da sempre, qualsiasi cosa.  Le quattro e diciassette è il mio primo romanzo: un thriller su un infiltrato che da sei anni vive dentro un altro nome, e una scelta che nessuno vorrebbe dover fare."

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Il mio primo libro l’ho scritto a sei anni: un quaderno con un titolo e le prime cinque righe in stampatello, mai più riaperto. Lo stesso è successo a sette, a otto e a nove anni. Ho sempre avuto storie da cominciare, mi mancava il modo di finirle. Le quattro e diciassette è nato negli ultimi sei anni: sapevo con precisione cosa volessi raccontare, cosa dovevano vivere pensare e fare i personaggi, li sentivo respirare insieme a me, ma mancavano sempre dei pezzi. Ci ho messo tempo a trovarli, e quando sono arrivati la storia si è finalmente chiusa. Sei, del resto, è un numero che nel libro torna spesso.

  1. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

La lettura, leggo da sempre. Ma oggi forse risponderei: il mio lavoro, paradossalmente. Nella sicurezza informatica impari presto che i sistemi più protetti non cadono quasi mai per un errore tecnico, ma per un errore umano. A un certo punto mi sono chiesto cosa succede quando il punto debole del sistema è una persona sola, con due vite. Da quella domanda è nata la storia.

  1. Quando sei diventato scrittore?

Credo, alcuni mesi fa, il giorno in cui ho capito che la storia non mi lasciava più in pace. Avevo l’incessante necessità di scrivere la storia di Giovanni (il protagonista ndr), quasi quasi lo sognavo di notte.

Formalmente lo diventerò il 17 novembre, quando il libro arriverà ai lettori: finché un libro non viene letto, resta un progetto.

  1. Vorresti essere pubblicato da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Ho scelto di pubblicare in modo indipendente, su Amazon, per avere il controllo su tutto: tempi, copertina, prezzo, il modo di raccontare il libro. Non escludo una casa editrice in futuro, se arrivasse la proposta giusta, ma oggi l’indipendenza mi permette di imparare il mestiere da dentro e mi lascia il tempo di essere perfezionista.

  1. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

Il mio, forse, non è mai stato un blocco ma un dubbio. La pagina bianca non mi spaventa; mi spaventa una scena che funziona sulla carta ma non è vera. In quei casi mi fermo e torno alla domanda di partenza: cosa farebbe davvero questo personaggio, se nessuno lo stesse guardando?

C’è da dire che essendo il mio primo novel me la sono presa molto comoda, magari è un blocco cronico.

  1. Perché hai deciso di diventare scrittore?

Perché c’era una storia che volevo leggere e non trovavo: un thriller in cui la tensione non nasce solo dall’azione, ma dal peso delle scelte. Volevo raccontare un uomo che non ha una via d’uscita pulita, e chiedermi insieme al lettore fin dove si può arrivare per restare se stessi.

Come dicevo ad un certo punto è stata una necessità, quasi un’ossessione. Volevo che questa storia fosse scritta e ora sento la necessità di continuarla.

  1. I social media svolgono un ruolo importante per te come autore?

Molto, soprattutto per un esordiente indipendente: senza una casa editrice alle spalle, sono il modo per arrivare ai lettori. Su Instagram ho aperto una pagina dedicata al libro, e la uso per raccontarne l’atmosfera, i simboli e il percorso verso l’uscita, la gestisco nel tempo  libero e uso l’ AI come SMM, speriamo sia apprezzata.

  1. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Sono partito da un dilemma, non da una trama: un uomo costretto a scegliere tra la missione e la propria coscienza. Da lì ho costruito tutto con un metodo quasi da ingegnere: una “bibbia” del romanzo con personaggi, regole e simboli, una cronologia giorno per giorno, quasi, e molte revisioni per tenere tutto coerente. Alla fine, ho coinvoolto il mio migliore amico e suo padre nella lettura, chiedendo la massima critica possibile. Non ci sono andati giù leggeri, li ringrazio per questo.

  1. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

I personaggi. Una trama perfetta con personaggi finti non regge; un personaggio vero regge anche una trama semplice. In Le quattro e diciassette la tensione nasce da quello che Giovanni sente, non solo da quello che gli succede. L’idea di fondo è empatizzare con lui, non per quello che vive ma per come lo vive.

  1. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?

Il libro non è ancora uscito, quindi lo scoprirò presto! Mi sono ripromesso di leggerle tutte e di non rispondere mai sulla difensiva. Una recensione negativa sincera è un regalo: ti dice dove il libro non è arrivato, e sicuramente mi aiuteranno a migliorare in futuro.

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è la più difficile?

La coerenza, e il coraggio di tagliare. Quando costruisci una storia con segreti, date e indizi, basta un dettaglio sbagliato per far crollare tutto. E poi tagliare: alla fine ho tolto parecchie pagine di spiegazioni, perché il lettore deve arrivare alle conclusioni insieme al protagonista, non dopo di lui. Ho cestinato una buona parte delle descrizioni che avevo inserito volutamente. Il focus deve essere Giovanni, non quello che c’è attorno.

  1. Che consiglio dai ai nuovi autori?

Parto dal presupposto che non posso dare nessun consiglio. Ma per me una frase letta non ricordo dove ha molto impatto: “Finite il libro”. 

Sembra banale, ma la differenza tra chi scrive e chi ha scritto è tutta lì. 

E fatelo leggere a qualcuno di estremamente sincero, prima di pubblicarlo.

  1. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro? – vedi sopra eviterei di rispondere 😊
  2. Quanti libri hai scritto finora?

Uno: Le quattro e diciassette. Ma il secondo ha già un antagonista.

  1. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

Per ora la scelta è facile! Dentro questo libro, però, ho amato costruire le scene più silenziose: un pranzo della domenica, un barista che asciuga bicchieri già asciutti. Sono quelle che reggono tutto il resto. Sono scene di vita vissute realmente, spero che i lettori le vivano come le ho vissute io.

Altro tratto è la simbologia utilizzata, sono stato attentissimo a costruire intrecci speculari, ricorrenze numeriche, specchi psicologici. Come ripetuto è stata quasi un ossessione.

  1. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Non posso dire molto senza svelare il finale di questo. Posso dire solo che qualcuno, alla fine di Le quattro e diciassette, è rimasto in giro. E non ha dimenticato niente.

  1. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

Dipende dalla scena. Per costruire la storia, i dialoghi difficili, i momenti in cui un personaggio deve scegliere, mi serve il silenzio: devo sentire solo la sua voce. 

Per le scene di atmosfera e di tensione, invece, metto la musica. Le quattro e diciassette è stato scritto ascoltando CoCo e Tropico: due voci napoletane che raccontano la città di notte, tra malinconia e strada, ed era esattamente l’umore che cercavo. Un umore quasi angosciante ma sincero.

  1. Quale autore famoso ritieni migliore?

Ho letto di tutto, da Dan Brown a Valerio Massimo Manfredi, ma se devo sceglierne uno dico James Clavell. Nei suoi romanzi, come ad esempio Shōgun, c’è sempre un uomo costretto a vivere tra due mondi, con regole che non sono le sue, e a decidere fino a che punto adattarsi senza perdersi. In fondo è la stessa domanda che si fa Giovanni.

  1. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Nel mio lavoro e nelle persone. La sicurezza informatica è piena di storie sul fattore umano: inganni, fiducia mal riposta, segreti custoditi troppo a lungo. Mi basta spostare la domanda dalle reti alle persone, e una storia comincia.

  1. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?

Per Giovanni sogno Marco Palvetti: ha già interpretato un boss, ora vorrei vederlo in panni diversi. Penso abbia lo charme e la carica interpretativa necessaria ( e sono anche coetanei). Per Rita, Valeria Golino, capace di far passare un segreto da uno sguardo. E per Gennaro, semplicemente Francesco Di Leva: un potere che non ha bisogno di alzare la voce. Se mi lasciate sognare oltre confine: Oscar Isaac, Cate Blanchett e Javier Bardem.

  1. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Sì, e senza di loro questo libro non esisterebbe. Mi hanno lasciato il tempo e lo spazio per scriverlo, e hanno sopportato le serate passate a discutere di capitoli e colpi di scena. Il libro è dedicato a loro: «A voi tre, perché tutto è per voi».

  1. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Il libro esce il 17 novembre, quindi i lettori veri stanno per arrivare. Per ora mi scrivono i primi lettori in anteprima e chi segue la pagina: la domanda più frequente è cosa significhi «4:17». Non lo dico. Bisogna arrivarci. Qualcuno forse lo capirà “prima di chiunque altro”, ma non credo.


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