Intervista a Flavia Pellegrino

Pubblicato il 23 ottobre 2026 alle ore 12:37

Torniamo con una nuova intervista! Ecco a voi Flavia Pellegrino

"Sono Flavia Pellegrino, medico di famiglia, mamma e lettrice appassionata da sempre. Tra lavoro, famiglia e ritagli di tempo, ho continuato a coltivare la scrittura fino a trasformare un sogno, nascosto a lungo nel cassetto, in un libro: Il colore dei sogni, primo romanzo delle Cronache dalle Terre del Golfo. Amo le storie che fanno viaggiare con l'immaginazione ma che, allo stesso tempo, lasciano spazio alle emozioni e alle domande che ci accompagnano nella vita reale."

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

    Ho iniziato a scrivere da bambina, quasi nello stesso momento in cui ho scoperto quanto mi piaceva leggere e immaginare mondi diversi. Ho continuato a scrivere racconti, fanfiction e romanzi sino ai primi anni dell'università, poi la vita ha preso un ritmo decisamente più accelerato e ho accantonato questa passione. Negli ultimi anni, ho ripreso in mano tutto con l'idea di voler trascrivere le mie storie per lasciare qualcosa ai miei figli. Ho recuperato dalla cantina il cartone dei quaderni, e da quando l'ho aperto nessuno mi ha potuto più fermare.

    2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

Mio padre. Morto prematuramente quando ero solo una bambina, mio padre mi ha insegnato a sognare. Mi metteva a dormire la sera e non mi raccontava una storia, non mi leggeva una favola, mi diceva: “Sei in un prato, il sole è alto, lo senti sulla pelle, attorno a te ci sono tanti unicorni che stanno brucando l'erba...” e da lì io partivo in un mondo lontano. Una volta con gli unicorni, una volta con le fate o le principesse. Lui mi apriva la porta del mondo dei sogni e io non l'ho mai richiusa. È venuto spontaneo e naturale, man mano che crescevo, scrivere quello che sognavo e continuare a sognare ad occhi aperti anche di giorno.

3. Quando sei diventata scrittrice?

Non saprei rispondere, forse non lo sono mai stata e non lo sono tutt'ora, sono solo una pallida imitazione, un sogno ancora lontano. Scrivere e provare a autopubblicarsi fa di me una scrittrice? Non lo so. Ma so che non è il titolo che mi serve per continuare a sognare e scrivere i miei sogni.

4. Vorresti essere pubblicata da una casa editrice, oppure preferiresti rimanere indipendente?

Per Il colore dei sogni ho scelto il self-publishing dopo aver provato la strada di editori e concorsi e aver incontrato proposte poco attente al testo. È una scelta che mi ha dato autonomia, ma soprattutto responsabilità: un libro indipendente richiede cura, editing, grafica, impaginazione e molta onestà verso chi legge. Non escludo a priori nulla per il futuro, ma oggi apprezzo la possibilità di seguire il progetto con attenzione in ogni sua parte.

5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

Più che un blocco assoluto, per me la difficoltà è trovare spazio e continuità in giornate molto piene. Quando una scena non funziona, la lascio stare. Poi torno a seguire i consigli di mio padre, e me la richiamo alla mente la sera prima di addormentarmi o mentre sono alla guida, in coda al supermercato e anche mentre mi alleno il palestra, cercando di sentire quello che sentono i personaggi e entrare nel vivo della scena non solo come spettatrice. Di solito funziona, i personaggi mi parlano e mi sbloccano.

6. Perché hai deciso di diventare scrittrice?

Perché avevo una storia che continuava a chiedermi di essere raccontata. Scrivere è stato il modo per dare forma a emozioni, domande e personaggi, ma anche per dimostrare a me stessa che un desiderio coltivato con costanza può trovare il suo posto nella vita.

7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autrice?

Purtroppo sì! Nel self non ci sono molti spazi pubblicitari se non i social media. Io ho scelto di non promuovermi attraverso presentazioni forzate. Mi conoscevano solo amici e parenti, avrei fatto una presentazione solo per loro, senza neanche il nome di una casa editrice alle spalle. I social mi hanno permesso di incontrare nuovi potenziali lettori e di raccontare il dietro le quinte di un libro. Non è la parte più naturale per me, ma la considero un nuovo limite da superare: mi piace usarli per condividere il mondo delle Terre del Golfo, la passione per le storie e un dialogo sincero con chi mi segue.

8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Spesso tutto parte da una domanda o da un'immagine molto forte. Per Il colore dei sogni è nato da un sogno vivido: mi sono chiesta chi fossero quei due ragazzi, cosa avessero vissuto e che cosa sarebbe rimasto loro dopo quell'esperienza. Da lì sono arrivati Aliana, Maxmillian, le loro famiglie e il mondo della Corte. Oggi cerco di affiancare all'ispirazione una pianificazione dei nodi principali, lasciando, comunque, ai personaggi la libertà di sorprendermi.

9. Tra la tua trama e i tuoi personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

I personaggi. Una trama può essere ricca di avventure e colpi di scena, ma per me acquista davvero significato quando le scelte nascono da persone credibili, con paure, desideri e conseguenze da affrontare. Sono loro a rendere importante il viaggio. Come sarebbe un film con attori pessimi? La storia potrebbe anche essere interessante, ma se gli attori non riescono a bucare lo schermo e farti emozionare con loro, la trama perde di senso.

10. Come gestisci le recensioni negative sul tuo libro?

Cerco di leggerle con rispetto, distinguendo tra un gusto personale e un'osservazione che può insegnarmi qualcosa. Non tutti i libri sono per tutti, ed è giusto così. Credo molto nelle recensioni sincere: preferisco un confronto onesto a qualunque consenso costruito artificialmente.

  1. Quale parte del tuo processo di scrittura è la più difficile?

    Le riletture, le correzioni e l'editing sono state, a parer mio, le fasi più faticose, perché chiedono di guardare con lucidità ciò che si è scritto con tanto trasporto, ma anche accettare che ogni volta che rileggi ritrovi sempre un errore nuovo, qualcosa che avresti voluto scrivere diversamente, non importa quanto ti sembrava perfetto qualche giorno prima. Anche la promozione è una sfida, ma fa parte del percorso se si vuole portare una storia fino ai lettori.

    12. Che consiglio dai ai nuovi autori?

    Se ce l'hai dentro, lascialo uscire e provaci. Spesso ci si sente inadeguati e quasi intimiditi dalle ombre dei grandi giganti, si pensa di non essere mai all'altezza, si pensa che “tanto è inutile”. In realtà, secondo me, non c'è un metro di valutazione unico. Scrivere è un processo creativo e, per me, profondamente catartico. Non avrò la fascetta da 1000000 di copie vendute, non sarò uno dei tanti nomi blasonati sugli scaffali, ma ho lasciato la mia pagina scritta e tanto mi basta. Scrivete! Scrivete per passione e lasciate uscire tutto quello che avete dentro. Il resto? Poi si pensa.

    13. Cosa diresti a uno scrittore che vuole pubblicare il suo primo libro?


Di aspettare e prendere  tempo. Leggere, rileggere, far leggere a tante persone e saper accogliere le critiche, rileggere e correggere tante volte, curare grafica e impaginazione prima di consegnare il manoscritto alla pubblicazione, sopratutto se self. Non arrendersi, crederci fino in fondo, ma affrontare con serietà e umiltà la pubblicazione. In giro, purtroppo, vedo molta promozione da super uomo o super bestsellers, per romanzi che purtroppo sono ancora in fase embrionale e avrebbero avuto solo bisogno di una gestazione più lunga e attenta.

14. Quanti libri hai scritto finora?

Ho pubblicato un precedente young adult, nato molti anni fa come omaggio a un'amicizia ventennale (ora quasi quarantennale).  “Il colore dei sogni” lo reputo il mio primo grande progetto e con questo spero di aprire una trilogia con Le Cronache dalle Terre del Golfo.

15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

Ogni libro è legato a un momento diverso, quindi scegliere non è semplice. Senza dubbio, però, riconosco che “Il colore dei sogni” ha però un posto speciale. Fra le sue pagine ho potuto immaginare un intero contesto socio-politico, culturale e geografico. Mi sono divertita a immaginare i viaggi, ma anche le sale del palazzo, l'architettura e le regole di corte, gli abiti per ogni occasione e anche il background dei personaggi secondari. Se con il mio primo libro ho offerto un tributo a un'amicizia già vivente e reale, con il colore dei sogni ho creato un mondo nuovo, ho amato e sofferto con loro, ho viaggiato, ho scoperto, ho tentennato e ho sognato!

16. Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Sto lavorando a una nuova storia ambientata nello stesso universo. Le Cronache dalle Terre del Golfo saranno una trilogia di romanzi autonomi: ci saranno nuovi protagonisti, forti e indipendenti, nuove paure e avventure, con intrecci che riporteranno anche alla vita di Aliana e Maxmillian. Il prossimo dovrebbe portarci in un regno circondato da alte montagne e spietati clan, mentre in pianura un dittatore senza scrupoli decide il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei suoi sudditi. Sarà un romanzo meno romance ma più epic fantasy.

17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

Le cuffie nelle orecchie e sempre la stessa playlist messa a ripetizione. Attualmente è una playlist che anche se ascoltata lontana dal pc riesce a evocarmi scene in mente e farmi desiderare del tempo per scrivere. 

  1. Quale autore famoso ritieni migliore?

Impossibile rispondere a questa domanda. Non esiste il migliore ma la migliore lettura in quel momento. Senza dubbio ho amato Jane Austen e Charlotte Bronte (mentre non ho apprezzato le sorelle), mi è piaciuto Dumas e Tolstoy, ma so apprezzare anche i più moderni Diana Gabaldon e J.K. Rowlings e George Martin (anche se non credo gli perdonerò mai la saga incompleta).

19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Per ora ho scritto sempre partendo da un sogno fatto. Mi rimaneva addosso una scena o una sensazione al risveglio e partivo da lì per costruire tutto il resto. E spero di non smettere mai di sognare.

20. Quali attori pensi che interpreterebbero i tuoi personaggi se il tuo libro diventasse un film?

Che bella domanda! Aliana l'ho immaginata come Anne Hatheway in “il fantastico mondo di Ella”, Maxmillian come Toby Regbo in Reign, ma ho immaginato anche il Primo Consigliere come un misto fra il nostro Presidente Mattarella e l'ex Presidente Ciampi, o il tutor di Maxmillian, il duca De La Carves come Isaiah Washington (l'attore che interpretava Preston Burke in Grey's Anatomy).

21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Assolutissimamente si. Mia madre è stata per anni la mia lettrice, fan e correttrice di bozze numero uno, e mio marito è stata la mia luce. Mi ha spronato a chiudermi in stanza per continuare a scrivere quando i bambini reclamavano attenzioni e la famiglia doveva continuare a girare. Finita la parte creativa mi sta aiutando nella promozione sui social.

22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Si! E la sensazione è bellissima. La maggior parte mi contattano per “insultarmi” bonariamente sul perché un personaggio ha fatto una scelta piuttosto che un'altra, per dirmi che stanno facendo nottata a causa mia. È divertente parlare con loro del libro perché per un momento non sembra di parlare di personaggi su carta, ma di persone realmente vissute, amici o parenti lontani di cui raccontarsi le vicissitudini. 

 

 

 

 

Concludo con un grazie a chi leggerà questa intervista e a chi sceglierà di dare una possibilità a Il colore dei sogni.

I sogni sono bellissimi; quando trovano qualcuno con cui essere condivisi,

lo diventano ancora di più. Un abbraccio.

Flavia Pellegrino


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