Intervista ad Aria Vale

Pubblicato il 3 novembre 2026 alle ore 10:00

Iniziando la giornata con la dolce Aria Vale!

"Sono Aria Vale, scrivo commedie romantiche ambientate sul Lago di Como e ho un debole per le persone che si innamorano proprio quando avevano organizzato tutt’altro.

Single incallita, romantica con qualche riserva e proprietaria di un numero di quaderni che preferisco non dichiarare, condivido le mie avventure editoriali con la Dani, l’amica che mi ha convinta a pubblicare, e Isotta, una gallina Moroseta nera che disapprova quasi tutto.

Il mio romanzo Amori, bugie e cappuccini sul Lago di Como porta a Menaggio una newyorkese, un veterinario e parecchie complicazioni sentimentali. Io volevo soltanto scrivere una storia tranquilla. Loro hanno cominciato a discutere."

1. Quando hai iniziato a scrivere?

Scrivo da quando riempivo quaderni di storie e personaggi senza chiedermi se qualcuno li avrebbe mai letti. Mi piaceva inventare vite, dialoghi, incontri. Ero quella che comprava un quaderno nuovo per iniziare una storia e poi ne comprava un altro perché, evidentemente, il problema era il quaderno.

2. Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo della scrittura?

La possibilità di restare ancora un po’ dentro un’emozione. Da lettrice mi è sempre piaciuto affezionarmi ai personaggi, immaginare cosa succedesse dopo l’ultima pagina. A un certo punto ho cominciato a inventarne di miei. Il vantaggio è che potevo decidere tutto io. Almeno così credevo prima di conoscere i miei protagonisti.

3. Quando sei diventata scrittrice?

Probabilmente molto prima di trovare il coraggio di definirmi così. Per anni ho detto «mi piace scrivere», che sembrava una frase meno impegnativa. «Sono una scrittrice» mi faceva venire voglia di aggiungere subito delle scuse.

Poi ho capito che non potevo continuare a chiedere ai miei personaggi di buttarsi mentre io restavo nascosta dietro un quaderno.

4. Vorresti essere pubblicata da una casa editrice oppure preferisci rimanere indipendente?

Dell’indipendenza mi piace poter seguire da vicino ogni scelta e dare ai miei libri l’identità che immagino. Certo, significa anche scoprire quanti mestieri si nascondano dietro la frase «ho scritto un romanzo».

Valuterei volentieri una casa editrice che credesse davvero nelle mie storie. Mi piacerebbe trovare un progetto condiviso, qualcuno con cui lavorare bene. Ecco, possibilmente qualcuno che non proponga di togliere il lago. Sul lago potrei diventare poco collaborativa.

5. Qual è la tua esperienza con il blocco dello scrittore?

La pagina bianca ha il curioso potere di rendere urgentissime attività che rimando da mesi. Improvvisamente sistemare un cassetto sembra una priorità nazionale.

Quando mi blocco, provo a capire se sto forzando una scena o facendo dire a un personaggio qualcosa che non gli appartiene. A volte mi serve allontanarmi un po’. Il problema è che l’idea torna quasi sempre quando ho appena spento la luce.

6. Perché hai deciso di diventare scrittrice?

Scrivere era già parte della mia vita. La decisione difficile è stata permettere agli altri di leggere.

In questo la Dani ha avuto un ruolo fondamentale: io continuavo ad accumulare storie, lei insisteva perché le facessi uscire dai quaderni. Alla fine ho ceduto. Lei la chiama fiducia nelle mie capacità. Io sostengo che dovrebbe almeno partecipare alle spese emotive.

7. I social media svolgono un ruolo importante per te come autrice?

Sì, perché mi permettono di incontrare lettori e far conoscere l’atmosfera delle mie storie: il lago, l’autunno, i libri, l’ironia delle piccole disavventure.

La parte complicata arriva quando dovrei mostrarmi o parlare in video. Posso scrivere pagine di dialoghi, ma davanti alla fotocamera anche «ciao» diventa un testo da revisionare.

Sto cercando il mio modo di esserci. Nel frattempo Isotta ha una naturalezza davanti all’obiettivo che trovo francamente irritante.

8. Come costruisci i tuoi personaggi e la trama?

Parto da ciò che desiderano e da quello che impedisce loro di raggiungerlo. Mi interessa capire come si raccontano a se stessi, soprattutto quando si stanno raccontando una splendida bugia. Poi li metto in una situazione che scompiglia tutto. Charlotte, per esempio, arriva sul Lago di Como portandosi dietro molto più di una valigia. Nei dialoghi cerco il momento in cui quello che provano comincia a intravedersi sotto quello che dicono. Un «ti odio», in certe circostanze, ha bisogno di parecchie verifiche.

9. Tra trama e personaggi, cosa è essenziale per te? Perché?

I personaggi. La trama deve portarli da qualche parte, ma io devo avere voglia di seguirli. Voglio capire perché sbagliano, cosa li ferisce, cosa li fa ridere. Mi piacciono quelli a cui ti affezioni anche quando vorresti prenderli da parte e dire: «Tesoro, siediti. Dobbiamo parlare delle tue scelte».

Se chi legge sente questa confidenza, per me è successo qualcosa di bello.

10. Come gestisci le recensioni negative?

Vorrei rispondere «con impeccabile distacco», ma scrivo narrativa: riconosco una frase poco credibile.

Una critica può dispiacere, soprattutto quando hai lavorato tanto a una storia. Cerco però di distinguere ciò che può aiutarmi a migliorare da una semplice differenza di gusti. Non tutti cerchiamo le stesse cose in un libro, ed è giusto così.

L’importante è ricordarselo anche nei primi cinque minuti.

11. Quale parte del processo di scrittura è più difficile?

Capire quando smettere di correggere. Rileggendo trovo sempre una frase da alleggerire, un dialogo da rendere più naturale, una parola che improvvisamente mi sembra sospetta. Arriva un momento in cui devi lasciare andare il libro. Io, prima, gli sistemo ancora la sciarpa, gli raccomando di comportarsi bene e controllo per l’ultima volta una virgola.

12. Che consiglio dai ai nuovi autori?

Di leggere tanto, scrivere con costanza e accettare che una prima stesura possa essere imperfetta. Non deve dimostrare subito quanto siete bravi: deve darvi qualcosa su cui lavorare.

E di ascoltare chi sa fare osservazioni utili. Un «bellissimo» fa piacere, ma qualcuno che ti spiega perché una scena non funziona può farti un regalo molto più grande. Anche se sul momento gli offriresti un caffè decaffeinato.

13. Cosa diresti a chi vuole pubblicare il primo libro?

Di non avere fretta di premere «pubblica», ma nemmeno di aspettare il giorno in cui non avrà più paura. Quel giorno potrebbe prendersela molto comoda.

Curate il testo, fatevelo leggere con sincerità, prestate attenzione alla copertina e all’impaginazione. Poi concedetegli la possibilità di incontrare qualcuno.

E scegliete una persona da chiamare subito dopo. Io avevo la Dani. Credo che non avesse letto tutte le condizioni del ruolo.

14. Quanti libri hai scritto finora?

Ho pubblicato Dal diario di una cartolaia romantica e Amori, bugie e cappuccini sul Lago di Como, il primo romanzo della serie Lake Como Romance. Poi ci sono le storie in lavorazione, gli appunti e i personaggi che aspettano il loro turno. Quelli non li conto, perché temo che il numero possa essere usato contro di me.

15. Quale dei tuoi libri ti è piaciuto di più scrivere?

Amori, bugie e cappuccini sul Lago di Como ha un posto speciale. Mi è piaciuto stare con Charlotte e Adam, costruire i loro battibecchi e scoprire cosa nascondevano dietro certe risposte. E poi c’è Menaggio. Volevo che si sentisse il piacere di fermarsi lì, entrare al bar, guardare il lago, riconoscere un luogo che pagina dopo pagina diventa familiare.

Lasciarli andare non è stato semplicissimo. Anche perché avevo ancora delle cose da dire ad Adam.

16. Puoi raccontarci qualcosa del prossimo libro?

Resteremo sul Lago di Como, ma ci sposteremo a Como, in inverno. Sarà la storia di Giulia, l’amica di Charlotte. Una maestra che tende a preoccuparsi di tutti. Nella sua vita arriverà un uomo piuttosto difficile da decifrare. Ci saranno ricordi, incontri, cose non dette e due persone che dovranno trovare il coraggio di mostrarsi. Passiamo dal cappuccino a una nuova bevanda… che sveleremo nei prossimi giorni. Le complicazioni sentimentali, invece, rimangono ben servite.

17. Cosa ti aiuta a concentrarti mentre scrivi?

La tranquillità e la possibilità di restare dentro una scena senza guardare continuamente l’orologio. Mi piace scrivere quando intorno tutto rallenta. Poi serve tenere il telefono lontano. «Controllo soltanto una cosa» è una frase che dovrebbe comparire all’inizio dei racconti dell’orrore.

18. Quale autore famoso ritieni migliore?

Faccio fatica a scegliere un “migliore” in assoluto: dipende da quello che cerco in quel momento. Amo chi sa unire ironia ed emozione, come Emily Henry, Lucy Score e Federica Bosco. Mi conquista una voce che mi fa ridere e poco dopo mi sorprende con una frase in cui mi riconosco. Quando succede, mi fermo a rileggerla. A quel punto il segnalibro può anche dimettersi: non chiudo più.

19. Dove trovi le idee per i tuoi libri?

Nei piccoli dettagli: una frase ascoltata per caso, un incontro, un posto che mi fa immaginare una scena. Il lago, da questo punto di vista, mi dà parecchio lavoro.

Mi basta chiedermi «e se…?» e comincio a seguire una possibilità. Una passeggiata può finire con due personaggi che litigano nella mia testa e io che cerco disperatamente qualcosa su cui prendere appunti.

20. Quali attori potrebbero interpretare i tuoi personaggi se il libro diventasse un film?

Per Charlotte e Adam non ho ancora un cast definitivo. Vorrei soprattutto due attori capaci di rendere quella chimica fatta di battibecchi, esitazioni e sguardi che durano un secondo di troppo.

Per Adam i ricci scuri aiutano, ma serve anche la capacità di dire una cosa irritante e farsi perdonare senza aprire di nuovo bocca.

Comunque, se dovessimo arrivare ai provini, mi renderei disponibile. Per scrupolo professionale, naturalmente.

21. La tua famiglia sostiene la tua scrittura? Cosa ne pensa?

Tengo la mia vita privata fuori dai riflettori, ma posso parlarvi della Dani, che ha sostenuto queste storie prima ancora che io trovassi il coraggio di pubblicarle. Avere qualcuno che ci crede quando tu vedi soltanto motivi per rimandare è prezioso.

Poi c’è Isotta. Lei mantiene un atteggiamento critico, non si lascia impressionare dai risultati e pretende attenzioni anche durante le revisioni. Praticamente una direttrice editoriale con le piume.

22. I tuoi lettori ti contattano? Cosa dicono?

Mi fa sempre piacere quando un lettore mi scrive. La cosa che mi incuriosisce di più è scoprire cosa gli è rimasto: un personaggio, una scena, una frase, magari un dettaglio a cui io non avevo dato lo stesso peso.

È una parte bellissima dello scrivere: la storia esce da casa tua e comincia a vivere anche nell’immaginazione di qualcun altro.

E se qualcuno vuole discutere delle scelte sentimentali dei protagonisti, io porto i cappuccini.

 

 

 

 

 

 

Un ultimo pensiero per chi ci legge.

Mi piacerebbe che le mie storie fossero quel momento della giornata in cui vi mettete comodi e vi concedete di ridere, emozionarvi e lasciare il resto fuori per un po’.

Grazie a chi decide di passare qualche ora tra queste pagine. So che il tempo per leggere spesso si ritaglia a fatica, ed essere parte di quel tempo è una cosa a cui tengo molto.

Ci vediamo sul lago. Il cappuccino lo offro io. Se arriva quello sbagliato, aspettate prima di lamentarvi: potrebbe essere l’inizio di qualcosa. 

Aria Vale




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